ICONE E SANTI D'ORIENTE

Per la collana: I Dizionari dell'Arte
©2004 by Mondadori Electa
pagine 384 - illustrazioni 350
sito dell'editore: www.electaweb.it
acquisto on line: www.itacalibri.it

Il libro ha venduto 20.000 copie (dato novembre 2011)

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Presentazione

Questo volume della serie I Dizionari dell'Arte Electa Mondadori propone un viaggio affascinate all'interno del mondo dell’immagine e della liturgia bizantina e russa. Partendo dai ritratti della Vergine con Bambino eseguiti secondo la tradizione dallo stesso evangelista san Luca e dal volto di Cristo "non fatto da mano d'uomo" che deriva dalla Sacra Sindone, le icone hanno valore non solo come opere d’arte per la Persona che rappresentano, in un percorso che va dal visibile all’invisibile, dal materiale allo spirituale. In questa chiave ogni piccola variazione, ogni atteggiamento del corpo, ogni movimento della mano, ogni colore del vestito, ogni edificio o panneggio assume un significato sacro preciso. Le icone non si limitano infatti a illustrare un personaggio o un avvenimento, ma lo interpretano in chiave simbolica, secondo il pensiero dei Padri della Chiesa e in rapporto la solennità della liturgia ortodossa. L’iconostasi poi, parete divisoria tra il santuario e la navata dove le icone sono esposte secondo un preciso schema teologico, è una vera e propria sintesi visiva della fede ortodossa, una finestra aperta sul mistero, che anziché limitare spalanca, rivela, mette in comunicazione l’umano e il divino.
Infine la materia stessa di cui è fatta l’icona è importante e gli elementi che la compongono assumono un particolare significato simbolico che assimila al pittura delle icone a un sacro rito: la tavola di legno incavata e ricoperta di gesso colla e tela, i colori fatti di pigmenti vegetali e minerali, l’acqua e il tuorlo d’uovo, l’oro in foglia.
L’articolazione del libro per tipi iconografici e per argomenti consente di affrontare con ordine un vasto patrimonio di immagini che abbraccia la geografia della cristianità d’oriente: dal monastero di Santa Caterina del Sinai al monte Athos, a Costantinopoli, a Creta e ai Balcani; dalle città di Pskov, Novgorod e Mosca ai monasteri russi del Nord; dalle prime comunità eremitiche del deserto egiziano di Tebe ai monasteri delle isole Solovki, sul mar Bianco.
Le icone ci raccontano storie affascinanti di apostoli, martiri asceti e “folli di Cristo” e ci ricollegano alla cronaca di avvenimenti che hanno fatto la storia, da Bisanzio sede dell’impero d’oriente a Mosca, la terza Roma.

Introduzione dell'autore

Per capire cosa rappresenti l’icona per i cristiani ortodossi basta entrare in una chiesa di rito bizantino: davanti alle immagini sacre, illuminate da lampade e candele, ogni fedele si genuflette, fa il segno della croce (con le tre dita unite, pollice indice e medio, a significare la Trinità) e bacia le icone di Cristo, della Madre di Dio, dei Santi locali. L’icona (dal greco eikon, immagine) è segno della presenza di Dio ed è la forma più semplice e immediata di autocoscienza della propria fede che i popoli bizantini e slavi posseggono: davanti all’icona ciascun fedele può dire “ecco la mia fede, ciò in cui credo, le persone divine e i santi resi visibili in forme e colori!”
Lontana da ogni forma di idolatria, ancorata a una salda teologia, passata nel crogiolo di lotte non solo ideologiche ma anche fisiche (violente persecuzioni, distruzione di immagini), l’icona ne uscì vittoriosa nell’843, festa del trionfo dell’Ortodossia. La vittoria dell’icona si identifica così con la vittoria stessa dell’Ortodossia contro le eresie dei primi secoli, che negando l’incarnazione di Cristo negavano ogni rappresentazione della sua immagine. Risultò così chiaro che nell’icona non si adorano il legno e i colori ma ciò che essi rappresentano, in un percorso che va dal visibile all’invisibile, dal materiale allo spirituale.
Durante la celebrazione della Divina Liturgia, poi, il fedele ortodosso ha sempre davanti agli occhi l’iconostasi, parete di icone dietro cui il celebrante consacra il pane e il vino. L’iconostasi, vera e propria summa teologico-visiva del cristianesimo ortodosso, se apparentemente nasconde in realtà rivela, come una finestra spalancata sul Mistero.
Per questo la Tradizione vuole che l’origine delle icone sia divina, rivelata, così come rivelati sono i testi dei Vangeli. A san Luca evangelista, medico e pittore, vengono attribuite le prime icone della Vergine con in braccio il Bambino; al sacro lino (mandylion) che Cristo inviò al re Abgar di Edessa con il suo ritratto (o al velo della Veronica, in cui Cristo lasciò impresso il suo volto sofferente) si fa risalire l’icona del Santo Volto di Cristo, “non fatto da mano d’uomo”. Molti studiosi affermano che queste immagini altro non sono che “copie” del volto dell’Uomo della Sindone, il sudario che avvolse il corpo di Cristo e che, trasferito a Costantinopoli, rimase esposto nella basilica di Santa Sofia a Costantinopoli almeno fino al 1204, anno della quarta crociata.
Secondo il concetto di “copia”, che caratterizza tutta l’arte cristiana antica e medioevale, l’autenticità di ogni immagine dipende dalla sua somiglianza all’originale. L’autenticità dell’icona in quanto “copia” (o “copia di copia”) mostra inoltre la verità dell’incarnazione, fondata non solo sulle parole di Gesù, tramandate dai Vangeli, ma anche sulla riproduzione fedele dei sui tratti fisici: quegli occhi, quel naso, quella bocca, quegli zigomi, quei capelli.
Per questo l’icona non è frutto della creatività o della immaginazione artistica. I manuali di pittura utilizzati dagli iconografi indicano, attraverso precisi disegni, quali debbano essere i veri tratti del volto di Cristo, di Maria e dei Santi: il pittore di icone, generalmente un monaco, è tenuto a copiare fedelmente questi modelli. Ogni atteggiamento del corpo, ogni movimento della mano, ogni colore del vestito, ogni edificio o panneggio hanno nelle icone un significato preciso. Le icone non si limitano a illustrare un personaggio o un avvenimento sacro ma lo interpretano in chiave simbolica, secondo il pensiero dei Padri della Chiesa. Così queste immagini concorrono a formare un vasto patrimonio, quasi un’enciclopedia di simboli e metafore che gli iconografi si sono tramandati nei secoli.
La materia stessa di cui è fatta l’icona è importante: una tavola di legno incavata e ricoperta di strati di gesso, colla e tela; colori fatti di pigmenti vegetali e minerali; acqua e tuorlo d’uovo, oro in foglia: quasi gli elementi di una liturgia.
Nel XX secolo avviene una vera e propria scoperta e rinascita dell’icona: agli inizi del secolo importanti restauri svelano i colori originali delle tavole; studi approfonditi spiegano storia e significato delle immagini; infine la fuga di intellettuali e iconografi dalla Russia sovietica contribuisce a diffondere quest’arte e la sua comprensione nel mondo occidentale.
In questo Dizionario dell’Arte si è cercato di ordinare per tipi iconografici e argomenti questo vasto patrimonio di immagini, dalle più antiche conservate nel monastero di santa Caterina del Sinai alle icone del monte dell’Athos, di Costantinopoli, di Creta dei Balcani; poi alle icone delle varie scuole russe: Kiev, Novgorod, Mosca e i monasteri del Nord; incontrando, dalle prime comunità del deserto egiziano presso Tebe ai monasteri delle isole Solovki, sul mar Bianco, storie incredibili di apostoli, martiti, asceti e “folli di Cristo”. Sguardi che ci trapassano. Fissi sull’aldilà.

Recensioni

Nella foresta dei simboli
di mons. Gianfranco Ravasi, Il Sole 24 Ore, 20 giugno 2004
Esegesi: Alcuni saggi per capire meglio il linguaggio allegorico di cui si nutre la tradizione biblica.
...Come scriveva Gregorio Magno a un prete di Marsiglia, "nelle chiese viene usata la pittura affinché gli analfabeti possano leggere con gli occhi sulle pareti ciò che non sono in grado di leggere sui libri". In questa prospettiva, quasi a suggello del nostro dittico, suggeriamo calorosamente il più recente dei preziosi Dizionari dell'Arte editi da Electa, quello che Alfredo Tràdigo ha approntato sulle Icone e i Santi d'Oriente. Qui si può vedere, in corpore nobili, come la tradizionale simbologia cristiana veniva fatta vivere in dipinti di grande fragranza estetica e spirituale, adattandosi sia al sontuoso culto orientale (si pensi all'iconostasi e al suo splendore anche tematico) sia alle tradizioni popolari (i Padri, i santi, gli eremiti) sia alla quotidianità con una vivacissima sequenza di scene evangeliche adattate all'orizzonte in cui si era immersi. Senza, però, perdere mai di vista l'annunzio della fede, spesso attraverso segnali minimi ma leggibilissimi che l'ottima qualità didattica di questa collana esalta: uno per tutti, la culla di Gesù bambino a forma di sepolcro rilegge in chiave pasquale l'intera esistenza di Cristo, proprio come è suggerito dagli stessi Vangeli dell'infanzia.

Icone, quei sacri volti d’Oriente che arrivano da Bisanzio
di Andrea Tornelli, il Giornale, 28 giugno 2004
Le icone russe e bizantine sono considerate ormai da molti un oggetto d’arredamento: antiche, più o meno preziose, reperibili dagli antiquari e spesso vendute in Tv, sono oggetto di un’attenzione crescente da parte dei collezionisti con l’assottigliarsi del loro numero e le difficoltà di importarle dai Paesi dell’Est. Per capire bene che cosa rappresenti l’icona per i cristiani ortodossi basta entrare in una chiesa di rito bizantino: davanti alle immagini sacre, illuminate da lampade e candele, ogni fedele si genuflette, fa il segno della croce e bacia le icone di Cristo, della madre di Dio, dei santi locali. L’icona (dal greco eikon, immagine) è infatti segno della presenza di Dio ed è la forma più semplice e immediata di autocoscienza ecclesiale che i popoli bizantini e slavi posseggono. Il bel volume di Alfredo Tradigo Icone e Santi d’Oriente (Mondadori Electa, pagg. 384, 19 euro), appena arrivato nelle librerie, è uno strumento indispensabile e innovativo per chiunque desideri avvicinarsi al mondo affascinante delle icone. Il libro, decimo della collana “I Dizionari dell’Arte” Electa, riproduce e spiega oltre 370 capolavori dell’iconografia, scelti con cura dal grande patrimonio d’immagini dell’Oriente cristiano. Di agile consultazione, grazie alle efficaci didascalie che circondano le stupende immagini a colori accompagna il lettore alla scoperta dei simboli e dei piccoli e grandi misteri dell’arte e delle icone. Vengono rese vive, presenti e quasi palpabili le immagini dei profeti, dei personaggi evangelici, degli apostoli, dei martiri e degli asceti, dai primi secoli della diffusione ortodossa a Bisanzio, alla Russia e ai Balcani.

Icone Santi d'Oriente - La pittura che rivela il divino
di Curzia Ferrari, il Giornale di Brescia, agosto 2004
«Icone e santi d’Oriente», la loro storia, la loro collocazione nella quotidianità slava e nella letteratura, il loro valore etnico ed etico, la loro forza religiosa, la loro attualità. Ne hanno parlato al Museo Diocesano di Milano padre Romano Scalfi del Centro «Russia cristiana», il teologo ortodosso Vladimir Zelinskij, la professoressa Joanna Spendel, titolare della cattedra di slavistica all’università di Torino, e il pittore di icone Paolo Orlando. Direttrice della tavola rotonda - la sottoscritta. Grande serata, ma soprattutto grande e illuminante libro. Diviso in nove sezioni e corredato da centinaia e centinaia di immagini, ci mette sotto gli occhi tutto lo scibile su questa straordinaria tematica. Lontana da ogni forma di idolatria, eppure sacra al punto che davanti ad essa ogni fedele può recitare «ecco la mia fede», l’icona si identifica con la vittoria della teologia ortodossa sulle eresie dei primi secoli: è sacra rappresentazione, e nulla ha a che vedere con l’esercizio critico che noi siamo abituati a produrre sul patrimonio dell’arte occidentale, anche la più legata alle cose della fede. Giustamente sottolinea il curatore del volume come basti vedere il modo con cui un credente si avvicina all’iconostasi segnandosi - in memoria della Trinità - con il pollice, l’indice e il medio, e intervallando la sua preghiera di ripetuti baci, per intuire che cosa significhi per lui trovarsi al cospetto di quella parete: tutta la sintesi della sua vita interiore e degli insegnamenti ricevuti, le sue certezze e le sue speranze, la sua appartenenza a una cultura e a un popolo, sono scritte su quelle tavole dal fondo dorato, con lo stile rigoroso che ben conosciamo e che, un po’ frettolosamente, definiamo bizantino.

Sfidarono i musulmani e il comunismo
di Luciano Garibaldi, Secolo XIX, 23 settembre 2004
Un mondo, un pensiero, una fede a noi così vicini eppure da tanti ignorati. Stiamo parlando delle «Icone e Santi d’Oriente», che è il titolo del decimo volume della collezione dei Dizionari dell’arte della Mondatori Electa, scritto dal giornalista e poeta Alfredo Tràdigo e illustrato con le stupende immagini di una religione assolutamente simile alla nostra che affonda le proprie radici nel mondo bizantino per spingersi poi fino alla Russia ortodossa. E’ appunto dal rito bizantino (quello che contempla il segno della croce fatto con tre dita unite – pollice, indice e medio – a significare la Trinità) che partiamo per avventurarci in questa gigantesca «mostra d’arte» dove dominano le icone. Icona: parola che deriva dal greco «eikon» (immagine) e che è il fondamento stesso della fede cristiano-bizantina, poi greco-ortodossa, poi russo-ortodossa. Tra i capitoli più belli del libro di Tràdigo, quelli dedicati ai Padri della Chiesa d’Oriente, agli eremiti e Santi d’Oriente, infine ai Santi russi. Tra i primi, indimenticabili le figure di Giacomo, morto nel ’62 dopo Cristo, di Clemente, Ignazio, Atanasio, Cirillo di Alessandria (il più «vicino» al nostro tempo, in quanto morto nel 444), Sant’Ignazio di Antiochia, martire a Roma, sbranato dalle belve nel Colosseo, e Papa Clemente I, confinato dall’imperatore Traiano in Tauride, dove morì martire. Tra gli eremiti e i Santi spicca una figura femminile, Santa Maria Egiziaca, vissuta tra l’Egitto, dove nacque nel 354, e la Palestina, dove morì nel 431. Sfigurata dal digiuno, arsa dal sole, vestita di stracci e protetta solo dai lunghi capelli, Maria Egiziaca visse per ben 47 anni nel deserto di Giordania, cibandosi di frutti selvatici, per redimersi dai suoi «peccati» giovanili (era stata prostituta all’età di 12 anni). Emozionante il capitolo dedicato ai Santi russi, come San Basilio «il Beato» (1464-1552), canonizzato nel 1588 e considerato Santo anche dalla Chiesa cattolica apostolica romana...

Iconos y santos de Oriente, de Alfredo Tradigo
tratto da www.forumlibertas.com - www.iglesianavarra.org
La luz del icono fascina desde su colorido, sus formas y su contenido teológico, aun cuando a veces sólo alcanzamos a intuirlo.
La caída del muro de Berlín y la reciente entrada de diversos países del Este en la Unión Europea nos han acercado un mundo que, aunque culturalmente se encuentra muy próximo al nuestro, motivos de índole política habían alejado. No sabemos en qué medida el fenómeno está relacionado o si se trata de coincidencia en el tiempo, pero lo cierto es que la accesibilidad a los países del antiguo bloque comunista ha venido acompañada de un creciente interés y fascinación hacia el universo de los iconos.
El libro con que ahora nos deleita la editorial Electa, una nueva entrega de sus sensacionales Diccionarios del Arte, es un compendio de lo más sustancial que toda persona interesada en este peculiar arte necesita saber. Introducción al icono o recapitulación extensa, esta obra destaca por su claridad y rigor en la presentación de este sacramental que ha jugado y juega un papel trascendental en la vida de las iglesias cristianas orientales.
La obra está profusamente ilustrada y de hecho podemos decir que está articulada en torno a la imagen, preciosa y editada con todo lujo, que se nos presenta de forma evidente como puerta abierta a la realidad sobrenatural. Los textos que acompañan a la explosión de imágenes que nos brinda la obra son claros y concisos, explican, muestran, señalan y nos introducen en el lenguaje simbólico del icono, pero siempre están al servicio del icono, que nos fascina desde su colorido, sus formas y su contenido teológico, aun cuando a veces sólo alcanzamos a intuirlo.
Los iconos se suceden pues agrupados temáticamente, una agrupación que, como todas, sacrifica algunos aspectos (las diferentes escuelas geográficas, la época de su composición), pero que es a nuestro parecer la más adecuada para introducirnos en el potente lenguaje simbólico del icono. Hay que añadir que el texto de Tradigo es el de un enamorado del icono que explica desde la solidez teológica el objeto de sus desvelos y estudios, revelándonos así no sólo los secretos de un arte formal sino la fibra emocional de un arte que emociona desde hace siglos a millones de personas. Magnífico libro éste que suponemos ayudará a valorar con mayor conocimiento de causa aquello ante los que, intuitivamente, ya nos ha cautivado.

Ikonen und Heilige der Ostkirche
tratto da www.parthasverlag.de
Diese umfangreiche Zusammenstellung führt auf anschauliche Weise durch die Historie der Ikonenmalerei seit dem frühen Mittelalter und verdeutlicht den Einfluss auf die europäische Malerei. Im ersten Kapitel wendet sich der Autor der Ikonostase und dem orthodoxen Kalender zu, am Beispiel von Königstüren, heiligen Messen, Prozessionsikonen und häuslichen Ikonen. Im zweiten Teil werden Heilige im Alten Testament behandelt, wie Sofia Sapienza divina, Moses, Aron, David, Salomon und Daniel. Das dritte Kapitel konzentriert sich auf Episoden des Alten Testaments, veranschaulicht an der Hochzeit von Kanaan, der Auferstehung des Lazarus oder dem ungläubigen Thomas. Das nächste Kapitel behandelt Maria als liebkosende, zärtliche Mutter, als Schutzmantelmadonna oder als Madonna mit den drei Händen. Es folgen Jesus Christus, die heiligen Apostel und die Märtyrer, die heiligen Väter der Ostkirche (Nicola von Myra, Gregorio Palamas u.a.), sowie othodoxe Heilige.