Per salire bisogna crederci

Per salire bisogna crederci

Edizioni Mimep Docete - ©2018
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GIORNALE DI BRESCIA

Care montagne, simbolo dell’amore in verticale

14 marzo 2019 - Curzia Ferrari

Come respirare? Come sentirsi leggeri? Come aprirsi alle porte di un sapere prodigiosamente intatto? E’ difficile. Ma si può. A questo proposito arriva, più opportuno che mai, il libro di Alfredo Tradigo (“Per salire bisogna crederci” Mimep Docete ed. pag. 302), eccellente concentrato che sancisce la prelazione dell’amore divino contemplativo e silente sull’orizzontalità della storia umana.
Il luogo-non-luogo è la montagna che balena e ci adesca in centinaia di foto, riproduzione d’opere d’arte, echi di versi, un viaggio senza fine in cui profeti, scalatori e santi possono comparire come momentanei compagni. Gianfranco Ravasi ci mette le pagine dell’incipit. E immediatamente ci troviamo nella Bibbia superba e regale, per scendere dal Sion ai rilievi del Vangelo, ai declivi e ai picchi del nostro quotidiano, ai soldati in penna nera, senza dimenticare i monasteri dove l’Occidente ha messo le proprie radici culturali e spinto l’uomo verso il culmine del proprio sviluppo interiore.
Nella mitologia gli Immortali andavano ad abitare in cima ai monti, i monaci ci hanno portato i cartigli e l’operosità nell’ascesi – i rocciatori, la loro fatica esemplare – i poeti, lo sgomento prodigioso di “scorgere Cristo in immagine di rupe” (Clemente Rebora), e in tutti la spinta a uscire dalle piazze paludose del mondo. Certo – bisogna crederci. Non c’è verbo che si adegui così bene alla ricerca metafisica dell’Alto,l’unghia che si spezza, il cuore intrecciato tra neurofisiologia e volontà, il crollo della mente, il timore del vuoto e la fede nella Croce, simbolo eccelso e unico per la sconfitta dei compromessi che hanno la risibile pretensione di bonificare l’esistenza.
L’immagine, specie oggi che la tecnica si avvale di mezzi sofisticati, è l’evangelo visibile del creato: nel libro gli scatti sono stati generosi con i paesaggi e i volti di alta quota - Faustinelli che scala il Castellaccio, Amé Gorret primo conquistatore del Cervino, Armando Aste, l’uomo delle aspre vie dolomitiche…e c’è pure Wojtyla sulla Marmolada – poi le Croci di vetta, un segno che la montagna propone quale momento di scambio fra l’uomo e Dio. “Cristo ha aperto le sue mani sulla croce per abbracciare i limiti dell’Ecumene”, scrive Cirillo da Gerusalemme, e forse è tra i monti, ai piedi di due legni chiodati, che ci troviamo un passo più in là di ciò che consideriamo essere la nostra massima virtù - il pensiero.

IL SUSSIDIARIO.NET

Dal Sinai ai monti del ’15-18, perché la fede “sale” sempre?

IL SUSSIDIARIO.NET, 09 febbraio 2019 - Riccardo Prando

Alfredo Tradigo regala un libro di assoluto valore letterario e iconografico. Dove si parla di montagne, croci, statue, santuari, santi ed eventi storici. E di bellezza.

Non esiste forma artistica vera che non nasca da una qualche forma di inquietudine e non esiste inquietudine senza nostalgia. La percezione spirituale, ma anche fisica – della carne e del sangue – di una mancanza, di “qualcosa” cui inevitabilmente il cuore tende.
Così, da sempre, la montagna rappresenta nell’immaginario collettivo di interi popoli e culture e religioni l’orizzonte naturale, diremmo istintivo verso cui tendere: con la mente, gli occhi, l’anima. E, naturalmente, il corpo stesso.
Non è un caso, solo per fare un esempio, che la Bibbia sia piena di riferimenti ai rilievi montuosi (Ararat e Tabor fra i tanti) o che tutte le catene alpine del mondo ospitino qua e là croci di ferro, di marmo, di legno, quasi a identificare la fatica e il dolore di una scalata con la fatica e il dolore di Chi salì in cima al Golgota. La montagna come espiazione dai peccati e rifugio dalle intemperie della vita, come luogo di salvezza e di pace assoluta. Luogo della bellezza per antonomasia.
Tutto questo deve aver mosso i passi e la penna di Alfredo Tradigo, giornalista che per anni ha lasciato la propria firma su periodici a tiratura nazionale (Oggi e Famiglia Cristiana), poi scrittore giustappunto inquieto fra arte e natura (per Electa Mondadori uscì Icone e Santi d’Oriente, per San Paolo il magnifico L’uomo della Croce), ma anche poeta di fede radicata, che oggi regala per l’editrice Mimep Docete un libro di grande valore letterario e iconografico, azzeccato sin dal titolo: Per salire bisogna crederci, con una corposa prefazione del cardinale Gianfranco Ravasi.
Il sottotitolo “itinerari di fede e montagna” non deve trarre in inganno. Niente a che fare con una semplice “guida a…” o qualcosa di simile. In verità, l’appassionata ricerca di Tradigo ha consentito di racchiudere in trecento pagine fittissime più di un filone culturale, così che possiamo dire di avere fra le mani tanti libri in uno.
Ci imbattiamo allora nelle montagne dei testi sacri cristiani, delle croci e delle statue, di sacerdoti, santi o personaggi in odore di santità (Pier Giorgio Frassati, don Luigi Giussani, san Giovanni Paolo II), di santuari, di eventi storici epocali (la Guerra Bianca del ’15-’18), di artisti, poeti e tanti appassionati che per vie ferrate o semplici sentieri non hanno saputo o voluto resistere al fascino misterioso della “salita”, dove il cammino lento e affaticato induce alla meditazione e al silenzio. Perle rare, eppure vive.
“Questa tua mano sulla roccia / fiorisce: / non abbiamo paura del silenzio” scrive la penna tormentata di Antonia Pozzi nella poesia “Salita”, riportata da Tradigo fra tanti altri riferimenti letterari antichi e nuovi.
“Ho scritto questo libro – afferma l’autore – per far sapere a tutti che per salire bisogna crederci. Bisogna credere che quando sarai solo e in difficoltà potrai sempre contare sulla Grande Presenza che tra le cime e sui sentieri, quanto la tua vita è appesa a un filo, immancabilmente si rivela. Dio nascosto tra le guglie alpine che a me ricordano sempre quelle del Duomo di Milano”.

GIOVANE MONTAGNA

Per salire bisogna crederci

GIOVANE MONTAGNA.ORG, Aprile 2019 - Ilio Grassilli

Il titolo può far pensare alla determinazione interiore necessaria per affrontare la fatica e i rischi insiti nella pratica dell’alpinismo. Però il sottotitolo (Itinerari di fede e montagna) e l’introduzione del cardinale Ravasi (Una scala verso il cielo) permettono subito di capire che c’è qualcosa di più: “la montagna come luogo dove scoprire e coltivare la propria anima”.
Il riferimento al sacro costituisce il motivo dominante del libro, in modo esplicito nella parte iniziale, che un armonico filo di continuità collega ad una parte di carattere più storico-culturale.
Nei primi nove capitoli troviamo la simbologia delle montagne nella Bibbia e nel Vangelo, il Cristo delle Dolomiti, la Piccozza di Frassati, la Giovane Montagna, il Teologo della Montagna (papa Wojtyla), le Croci di vetta, i Santuari – Eremi - Sacri Monti, in cui le montagne sono sentite come “luoghi elevati dove è possibile ritirarsi dal mondo ed entrare in contatto con Dio”.
I successivi sei capitoli hanno un contenuto più “culturale”, ma sempre illuminato dal senso del sacro, ed offrono suggestive presenze della montagna in tante alte espressioni di sensibilità e umanità: l’arte, la poesia, il canto, la fotografia, la guerra, il soccorso alpino.
Un capitolo intermedio collega le due parti: è intitolato “Storie e volti d’alta quota” e descrive belle figure di alpinisti credenti: fra questi, Giovanni Gnifetti, Amè Gorret, Pio XI, Don Gnocchi, Don Arturo Bergamaschi, Oreste Forno e Armando Aste.
Di piacevole lettura e corredato da bellissime fotografie con efficaci didascalie, è un libro gratificante per noi di Giovane Montagna. Infatti si parla più volte di noi: nel capitolo dedicato alla “Piccozza di Pier Giorgio Frassati” (dieci pagine con belle fotografie) Luigi Tardini racconta la salita del 2006 per portare la centenaria piccozza di Piergiorgio in vetta al Monte Bianco; fra i santuari mariani viene citata la nostra cappella-rifugio sulla vetta del Rocciamelone; tante pagine (Cento anni di amicizia sulle Vette) sono dedicate a Giovane Montagna, alla sua pedagogia dello spirito, ai nostri bivacchi e rifugi, alla Rivista di vita alpina. Vi troviamo una foto storica in cui ben si riconosce il past president Piero Lanza ed una “Preghiera", che ci viene attribuita ma che non corrisponde però alle nostre Annotazioni. Infine il ricordo di Armando Aste, che ci fa orgogliosi di averlo avuto come socio onorario, con la rievocazione delle sue imprese alpinistiche più prestigiose e il “sofferto cammino dell’uomo verso la meta eccelsa della Conoscenza Suprema”.
In una simpatica nota finale intitolata ”Non sono un alpinista”, l’autore, giornalista e scrittore, racconta il suo rapporto con la montagna.
È libro che è bene non manchi nella biblioteca delle nostre sezioni. Una eventuale riedizione andrà a sistemare le evidenziate inesattezze.

CREDERE

In cima ai monti le ragioni dell’anima

CREDERE, 10 febbraio 2019 - Eugenia Gallesio

Un bel volume per scoprire la poesia delle montagne

La montagna è da sempre stata immagine della nostalgia di Dio. La vista dei monti non solo dà sicurezzza, ma è un invito alla speranza, ad alzare gli occhi al cielo. Per questo forse non c’è luogo migliore della montagna per provare a riscoprire le ragioni dell’anima.
Ne è convinto il giornalista e scrittore Alfredo Tradigo, che firma un bel libro – corredato da un ampio repertorio di immagini (ben 250) e arricchito da un’introduzione del cardinal Gianfranco Ravasi – in cui suggerisce alcune meditazioni sul tema. Lo fa attraverso le storie e i pensieri di grandi alpinisti, ma soprattutto di persone che hanno vissuto l’amore per la montagna come una parabola della loro stessa ascesa verso Dio.
Pensiamo a san Giovanni Paolo II, fin da giovane attirato dalle cime, al beato Pier Giorgio Frassati, escursionista in montagna, oppure a papa Pio XI, appassionato alpinista, iscritto al Club Alpino Italiano, che ha aperto nuove vie sul monte Rosa e sul monte Bianco. Altre sezioni del volume riguardano i santuari e gli eremi di montagna e, ancora, i monti della Bibbia.

STORIA IN RETE

Per salire bisogna crederci. itinerari di fede e montagna

STORIA IN RETE, gennaio 2019 - Luciano Garibaldi

Ecco un libro intriso di spiritualità, di bellezza, ma anche di amore per la storia. La montagna è una grande occasione per l’uomo di confrontarsi con il senso del mistero. Lo è fin dai tempi dell’Antico testamento, e di Gesù, che di notte si ritirava tutto solo sul monte a pregare. Sul suo esempio, sono molti i sacerdoti che vivono la montagna come palestra di libertà e come occasione educativa per i loro giovani. La passione per l’alpinismo ha caratterizzato la figura di Pio XI, che da giovane conquistò la cima Dufour, e quella di Giovanni Paolo II che non rinunciò mai allo sci e alle escursioni in alta quota. Inoltre, la montagna è luogo per eccellenza della memoria degli Alpini che nella Grande Guerra sacrificarono se stessi per difendere sulle cime i nostri confini. Una memoria che trova nei canti di montagna la propria espressione più vera.
Nelle avvincenti pagine di Alfredo Tradigo si incontrano personalità storiche come Leonardo da Vinci, Cézanne, il beato Pier Giorgio Frassati. Il libro aiuta a capire quanti legami ci siano, nella storia, tra fede e montagna. La montagna per sua natura ha sempre avuto un aspetto attrattivo e un grande legame simbolico con il mondo della Bibbia e con la fede cristiana. Nel volume sono magistralmente presentati i principali aspetti di questo millenario rapporto con ricchezza di fotografie anche inedite. Tra i temi trattati: la montagna nella Bibbia (Sinai, Monte Carmelo, Ararat); i punti d’incontro con Dio (santuari d’alta quota, luoghi santi sulle cime dei monti dove fede e memoria si incrociano); le Croci sulle vette, punti di arrivo sulle cime e simboli di fede e vita. Il tutto arricchito dalla prefazione del cardinale Gianfranco Ravasi.

LUOGHI DELL’INFINITO

Sulle vette, con la fede nello zaino

LUOGHI DELL’INFINITO, gennaio 2019

La fatica del corpo, la leggerezza dello spirito. Scalare è atto dal valore simbolico: significa ampliare gli orizzonti, abbracciare la natura, porsi in comunione con chi già mosse gli stessi passi. Gli Alpini che difesero i confini, tanti giovani coi loro educatori, e poi esploratori, sacerdoti, papi, santi… Sui monti si vede splendere anche tanta umanità.

Alfredo Tradigo, Per salire bisogna crederci, Itinerari di fede e montagna. Mimep-Docete, pagine 304, euro 24,00.

AVVENIRE

Faccia a faccia con il mistero della montagna

AVVENIRE, giovedì 27 dicembre 2018 - Vincenzo Guarracino

“Un’occasione per l’uomo contemporaneo di confrontarsi con se stessi e il senso del mistero”: ecco, definito in maniera limpida ed essenziale, ciò che avviene a salire su una Montagna, entità il cui significato va ben oltre il suo carattere terrestre e materiale per convertirsi nell’immaginario di tutti, in ogni epoca e cultura, in immagine di un’idea che chiama in causa valori sia fisici che simbolici a livello morale (costanza, saldezza) e spirituale (liberazione dei desideri terreni e progressiva conquista della piena coscienza), rivestendo per noi Cristiani tra Calvario e monte Tabor il senso della Redenzione e della Speranza.
Spazio di una Sfida e di una Promessa, di una messa in gioco di sé e di una conquista, la Montagna non ha mai cessato di rappresentare nella vita e nell’arte una risorsa di arricchimento fisico e fantastico ed è questo che fa in maniera suggestiva ed esauriente Alfredo Tradigo in un libro straordinario, Per salire bisogna crederci. Itinerari di fede e di montagna, che fin dal titolo chiama in causa l’idea dell’investimento delle energie (morali, fisiche e spirituali), necessarie all’impresa, in un intreccio di cui dà conto e ragione il card. Gianfranco Ravasi nell’introduzione.
Chi è Alfredo Tradigo? “Non sono un alpinista”, confessa candidamente l’autore in conclusione. “Ma ho capito che sia l’escursione più semplice che le più impegnative, quelle in cui bisogna calcolare bene rischi e vantaggi, hanno bisogno di una sola cosa, di un solo motore”, la Fede: credere “che quando sarai solo e in difficoltà potrai sempre contare sulla Grande Presenza che tra le cime e sui sentieri, quando la tua vita è appesa a un filo, immancabilmente si rivela”. Tradigo è un giornalista e scrittore, che da sempre si occupa di arte e cultura. Ha lavorato in molte case editrici, scrivendo in particolare per i settimanali Oggi e Famiglia Cristiana, e vanta tra le sue opere “Icone e santi d’Oriente” (2004), lo straordinario “L’uomo della Croce” (2013), di cui si era già a suo tempo parlato su queste stesse pagine, oltre a varie raccolte di poesia, tra cui L'orto del semplici (2012), un libro nel quale l'io si scopre e sente esposto al vento di una fatale necessità di decifrarsi e decifrare il senso di ciò che lo circonda e determina, in una trama intelligente di giorni, di stagioni, di storie reali e vissute.
Forse è proprio in questa chiave che va letta tutta l’esperienza di ricerca di Tradigo, tra poesia, saggistica e giornalismo, anche quella che si dipana in quest’ultimo libro che si fa apprezzare, oltre che per il contenuto anche per la forma, la gradevolezza estetica, in cui le maestranze della Casa Editrice Mimep-Docete hanno appassionatamente dato il meglio.
Partendo dal principio che la Montagna è il luogo privilegiato della “nostalgia di Dio” e insieme palestra di libertà e occasione educativa, l’autore ci conduce alla sua scoperta come spazio di un rapporto privilegiato con il Mistero, come messa in gioco di sé e momento di una sorta di fecondo ritorno all’origine, attraverso storie, pensieri, riflessioni, parole di grandi alpinisti e testimonianze di gente semplice, ma anche attraverso la Bibbia, il Vangelo, l’arte, la poesia, corredando il tutto con le magiche foto di Pino Veclani, davvero un poeta della fotografia, che del ritrarre il Mistero della Montagna e della capacità di “ascoltare il silenzio” dei paesaggi e delle nevi ha fatto il mestiere della sua vita.
A questo riguardo, un ruolo importante rivestono nel libro l’attenzione dedicata all’arte da Giotto a Kandjnsky e alle parole di poeti di grande spiritualità, come Clemente Rebora e Antonia Pozzi, oltre che al ricco patrimonio dei canti che eleggono la montagna come loro fulcro (“Signore delle cime”, “La montanara”, “Il testamento del capitano”) e che costituiscono un momento di ricordo e di edificazione.
Non meno importante, è il ruolo assegnato nel libro alla passione per l’alpinismo che ha caratterizzato la figura di Pio XI, il brianzolo Achille Ratti, che da giovane aveva conquistato la cima Dufour, e quella di Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II (“il teologo della montagna”), che non aveva mai rinunciato allo sci e alle escursioni in alta quota nemmeno da Papa.