Famiglia Cristiana n° 04 - gennaio 2007

IL CARD. MONTEZEMOLO RACCONTA A FAMIGLIA CRISTIANA

SULLA TOMBA DI PAOLO

Un’apertura nell’antico muro del IV secolo ci fa vedere per la prima volta la pietra del sarcofago dove è sicuramente sepolto l’apostolo delle genti.

Un’immensa nave con il marmoreo castello di prua del quadriportico e la facciata a mosaici d’oro che luccica nel sole. Così doveva apparire la basilica di San Paolo al di là del Tevere, oltre le vele delle barche e gli orti. Così ci suggeriscono le incisioni d’epoca. E, ancora, così ci appare: una grande nave, quasi un’arca che ha viaggiato nel tempo e si è arenata qui a Roma, tra la via Ostiense e il Lungotevere.
Siamo venuti a visitare San Paolo fuori le Mura perché due fatti importanti, avvenuti nel dicembre scorso, ripropongono all’attenzione di tutti questa basilica, la più lontana delle quattro grandi basiliche papali d’epoca costantiniana (le altre sono San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano). Il primo fatto è lo scavo realizzato sotto l’altare papale, o “della Confessione”, per mettere in luce la tomba di san Paolo. Il secondo è il dono concesso da papa Benedetto XVI all’arcivescovo di Atene Christodolus (per la prima volta in visita ufficiale in Vaticano) di due anelli staccati dalla catena conservata nella basilica di San Paolo e che, secondo la tradizione, Paolo avrebbe portato durante la prigionia a Roma prima del martirio. Questo gesto costituisce una tappa significativa nel cammino di riconciliazione tra cattolici e ortodossi, per cui siamo stati chiamati a pregare in modo particolare in questa settimana, dedicata all’unità dei cristiani.
Entrando dal quadriportico nell’immensa navata centrale della basilica, un folto gruppo di pellegrini è raccolto in preghiera intorno alla balaustra della “Confessione” con le sue 24 lampade accese, da cui si intravede, nella cripta sotto l’altare maggiore, la tomba di Paolo.
«Abbiamo rimosso l’altare inferiore, trasferite le reliquie dei martiri e aperto un varco nell’antico muro del VI secolo per mettere in luce la tomba dell’Apostolo, che è in pietra grezza», racconta il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, arciprete del complesso extraterritoriale di San Paolo, che comprende anche un monastero benedettino, retto da un abate. «San Paolo fu sepolto qui, come testimonia la lapide del IV secolo, visibile dall’altare papale e che si trova a circa 40 centimetri sopra il sarcofago. Questa lapide porta la scritta inequivocabile: PAULO APOSTOLO MART; ma già alla fine del II secolo il presbitero Gaio testimonia che i “trofei” degli apostoli Pietro e Paolo, ossia le loro tombe, si trovano in Vaticano e sulla via Ostiense».
«La tomba di Paolo poi, che non è mai stata aperta né rimossa dal 390 d.C., è stata collocata più in alto del livello dell’antica via Ostiense, evidentemente per preservarla dalle inondazioni del Tevere, che un tempo scorreva più vicino alla basilica. Un antico documento racconta che il Papa stesso, dopo un piena, volle venire su una barca a controllare che la tomba di san Paolo non avesse subito danni».Prosegue Montezemolo: «Negli scavi abbiamo anche ritrovato l’abside della primitiva basilica costantiniana, molto piccola e orientata in senso opposto rispetto all’attuale. Una lastra di vetro consente di osservare questi importantissimi resti archeologici».

Il più grande cantiere dell’800
Per visitare la basilica di San Paolo e la tomba del “tredicesimo apostolo” (che non conobbe Gesù, ma che da persecutore divenne suo testimone fino ai confini del mondo di allora, tanto da essere chiamato “l’apostolo delle genti”) vengono ogni giorno qui circa 2.500 pellegrini, come ci conferma il cardinale Montezemolo. L’immensa basilica così come la vediamo oggi, seconda per grandezza solo a San Pietro, fu quasi interamente ricostruita dopo il terribile incendio che la devastò nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1823. L’opera di ricostruzione, fatta secondo un criterio “storico” (cioè come era “prima”), rappresentò il più grande cantiere di architettura sacra dell’Ottocento. Il quadriportico fu ricostruito secondo lo stile delle primitive basiliche costantiniane; e giunsero donazioni persino dal viceré d’Egitto e dallo zar Nicola I.
Il centro magnetico di tutta la basilica resta comunque la tomba di san Paolo. Secondo la tradizione, il corpo dell’Apostolo, dopo aver subito la decapitazione alle Acque Salvie (dove oggi sorge l’abbazia delle tre Fontane) sarebbe stato sepolto nel podere di una certa Lucina. Durante la persecuzione di Valeriano, poi, il corpo di Paolo e quello di Pietro furono traslati nelle catacombe di San Sebastiano, lungo la Via Appia antica, dove proprio per questo si radunavano moltissimi cristiani.
Nel IV secolo, con la libertà religiosa data da Costantino e sotto papa Silvestro, le spoglie di san Pietro tornarono in Vaticano, quelle di san Paolo qui, nell’antico cimitero sulla Via Ostiense. Le due basiliche apostoliche – San Pietro in Vaticano e san Paolo fuori le Mura – vennero consacrate lo stesso giorno: il 18 novembre del 324. Il cambio di orientamento e la fondazione della nuova basilica di San Paolo avvenne con Valentiniano II nel 386 e al suo completamento si succedettero Teodosio, Onorio I, la sorella Galla Placidia, il papa Leone Magno. L’edificio subì l’incursione dei longobardi, dei saraceni e, nel Cinquecento, dei Lanzichenecchi.
Oggi la basilica di San Paolo fuori le Mura è un grande libro aperto. L’antico portale bizantino, visibile dall’interno, racconta in 54 pannelli bronzei la vita di Gesù e degli apostoli; all’esterno la chiudono i battenti murati della grande Porta santa, sulla quale è narrata in 12 episodi la vita di Pietro e Paolo.

Verso il bimillenario paolino
Al posto dell’antico e prezioso ciclo duecentesco delle storie di san Paolo di Pietro Cavallini si alternano alle finestre 36 nuovi affreschi rifatti nell’Ottocento, creando una suggestiva sequenza di azioni. Dell’antica basilica restano l’arco trionfale, il ciborio di Arnolfo di Cambio, l’altare della Confessione e il candelabro pasquale che, insieme al mosaico absidale (rifatto nell’800), costituiscono una vera e propria catechesi vivente. La storia della Chiesa, poi, è scritta nei medaglioni con i ritratti di tutti i Papi che scorrono in alto lungo l’intero perimetro delle navate e del transetto: 294 medaglioni a mosaico, compreso l’ultimo, nella navata destra, evidenziato da un faretto, con il ritratto di Benedetto XVI seguito da 18 tondi ancora vuoti. La vita della Chiesa – il misterioso viaggio della nave tra le onde della storia – continua e si rinnova.
Il 16 dicembre papa Benedetto XVI e l’arcivecovo di Atene Christodolus hanno anche firmato una dichiarazione comune tra ortodossi e cattolici sulla difesa della vita e sul recupero delle radici cristiane d’Europa. Ricordando questo fatto, il cardinale Montezemolo conclude: «San Paolo, straordinaria figura ecumenica, aveva una decina d’anni in meno di Gesù. Così, ho proposto al Papa di celebrare entro il 2010, con le chiese sorelle, il bimillenario paolino. Sarebbe una felice occasione di cammino verso l’unità dei cristiani».