L'Osservatore Romano - 07 aprile 2011

UNA SINGOLARE CONCOMITANZA DI MOSTRE IN ITALIA OFFRE L'OCCASIONE PER UN PERCORSO ICONOGRAFICO CHE VA DAL TRECENTO AL CINQUECENTO

A OGNUNO I SUOI ANGELI

Ogni epoca e ogni artista ha disegnato i suoi angeli. Quelli di Guariento per esempio, pittore padovano del Trecento, hanno occhi così lucidi e commossi da trapassare il cuore. Attratti da quegli sguardi, siamo andati a scoprire nelle pieghe di tre importanti mostre che caratterizzeranno il panorama culturale della prossima primavera come artisti appartenenti ai secoli della grande pittura italiana – il 300, il 400 e il 500 – abbiano diversamente interpretato il tema dell’iconografia angelica.

A Padova gli angeli di Guariento, pittore alla corte dei Carraresi nell’età d’oro della città, il Trecento. A Forlì gli angeli quattrocenteschi di Melozzo che lavorò alla corte di Urbino, fu pictor papalis presso Pio II e Sisto IV e affrescò la cupola della sacrestia del santuario di Loreto. Infine a Roma gli angeli cinquecenteschi di Lorenzo Lotto che dipinse a Venezia, a Bergamo e nelle Marche, lavorò per papa Giulio II e, alla fine della sua vita, si ritirò come oblato nella Santa Casa di Loreto. Una appendice alla mostra padovana ci mette di fronte agli angeli della contemporaneità con Omar Galliani, autore di grandi tavole monocrome di pioppo disegnante a graffite ed esposte nei suggestivi spazi del palazzo vescovile di Padova in cui i volti della modernità, angelicata e sublimata dall’arte, manifestano quell’intensa sete di spiritualità che oggi attraversa la cultura contemporanea.

Guariento di Arpo (dal nome del padre) è un pittore di cui sappiamo ben poco, se non che lavorò a Padova e a Venezia tra il 1338 e il 1367. I suoi angeli sono sospesi tra la ieraticità delle icone bizantine e il fascino sontuoso, ma non ancora lussuoso, del gotico internazionale. Un fascino che si rispecchia nelle dalmatiche, nelle stole, negli splendidi ornamenti liturgici. Agli angeli di Guariento si contrappone la naturalezza e la carnalità di quelli di Melozzo da Forlì (1438-1494) che, partendo dalla metafisica bellezza degli angeli di Piero della Francesca, preparò con la sua pittura il terreno alla sciolta naturalezza delle creature alate di Raffaello Sanzio.

Gli angeli di Lorenzo Lotto (1480 –1556), invece, risentono della crisi del mondo rinascimentale. Lotto è un grande ritrattista e la sua pittura, che indaga con sottile ironia la verità dei caratteri umani, si riflette anche nelle espressioni dei suoi angeli che, anziché guardare a noi con un certezza negli occhi, ci guardano con una domanda. La crisi religiosa dell’epoca, culminata nell’età della Riforma cattolica, cerca nella fede una risposta dal volto umano e si riflette, per esempio, nei silenziosi testimoni dell’Adorazione dei pastori (1534), angeli che Lotto dipinge somiglianti a giovani uomini che appoggiano amichevolmente le mani sulle spalle dei presenti. Per contro, gli angeli rapiti in impossibili prospettive verso l’alto di molte pale d’altare di Lotto, una per tutte la Pala Martinengo (1513-16), preludono a fughe barocche. L’angelo della notissima Annunciazione di Recanati (1534), infine, scende sulla terra con tutto il peso e la magnificenza di una scultura classicheggiante, proiettando sul pavimento di cotto di una semplice casa marchigiana (regione in cui Lotto visse e lavorò) un’ombra reale che inquieta la Vergine e fa fuggire via un gatto diventato ormai famoso nella storia dell’arte.

Il più bel ciclo di angeli della storia della pittura medioevale è certamente quello della serie di grandi tavole che Guariento dipinse per la cappella priva della reggia dei Carraresi (oggi sede dell’Accademia patavina), in parte distrutta e idealmente ricostruita nei Musei civici padovani. Qui Guariento presenta i nove cori angelici divisi in tre ranghi così come vengono descritti nel trattato De caelesti hierarchia di Dionigi l’Areopagita: angeli arcangeli e virtù (inferiori), dominazioni potenze e principati, (intermedi), troni cherubini e serafini (più elevati). Angeli che nell’al di qua soccorrono pellegrini e naufraghi, mentre nell’al di là tengono tra le braccia le animule dei trapassati, le pesano sulla bilancia, le difendono dai demoni che altri angeli (forse appartenenti alle dominazioni) schiacciano sotto i piedi e legano con catene di ferro.

Per contro gli splendidi frammenti di teste di angeli di Melozzo (affreschi strappati del catino absidale della basilica dei santi Apostoli a Roma demolita nel 1708 ed ora esposti nella mostra forlivese) sono di una bellezza umana sconvolgente. I loro volti rivelano insieme sensualità e mistero come se il fiore del rinascimento, sbocciato sulla pianta dell’umanesimo cristiano, abbia dato in essi il suo frutto migliore. Il volume dei capelli gonfi, inanellati, e vaporosi degli angeli di Melozzo, che sembrano appena usciti dal parrucchiere, segna la distanza dalle capigliature calligrafiche e spiritualizzate degli angeli di Guariento che esprimono l’ordine e la bellezza superiore delle antiche icone. Anche nelle vesti gli angeli di Melozzo concedono molto alla moda rinascimentale nelle forme e nel taglio dei tessuti, negli sbuffi delle aperture sulle maniche, proponendo un vero e proprio campionario di stoffe e di colori.
Le ali degli angeli di Guariento ardono di un fuoco divino (serafim in ebraico significa ardente) mentre quelle di Melozzo risentono di una nuova attenzione per la natura e riflettono i colori del piumaggio di paradisiaci uccelli. Gli angeli di Guariento impugnano lance, scudi e scettri; quelli di Melozzo tamburi, liuti e strumenti rinascimentali con cui allietano la corte celeste.
Dopo l’esperienza romana Melozzo lavorò per la cupola della sacrestia di san Marco nella santa casa di Loreto, affrescando angeli a figura intera che ruotano nella volta come fossero appesi a una giostra e preludono a quelli dipinti da Raffaello Sanzio nella stanza della Segnatura in Vaticano.

Se gli angeli di Melozzo ti sfidano con la loro bellezza terrena e provocante e quelli di Lotto ti riempiono di domande, gli angeli di Guariento attirano irresistibilmente nello spazio misterioso e unitario delle sfere celesti. La loro coralità si esprime in alcune grandi tavole che radunano le gerarchie dei troni e delle dominazioni attraverso un gioco di figure moltiplicate e sovrapposte come in un caleidoscopico gioco di specchi. Una prospettiva simbolica che ci invita a entrare nel luogo stesso di Dio e che ci fa in qualche modo intuire quale sia l’origine di quella luce che brilla commossa negli sguardi dei suoi alati servi.

- Guariento e la Padova carrarese
Padova, Civici musei agli Eremitani - Palazzo Zuckermann - Museo Diocesano - Casa del Petrarca ad Arquà Petrarca dal 16 aprile al 31 luglio
- Omar Galliani. Il codice degli Angeli, Padova, Museo Diocesano dal 16 aprile al 31 luglio
- Melozzo da Forlì. L’umana bellezza tre Piero della Francesca e Raffaello
Forlì, Musei di san Domenico, aperta fino al 12 giugno
- Lorenzo Lotto, Roma, Scuderie del Quirinale, aperta fino al 12 giugno