Novembre 2010

Francesco Roda

Incontroluce

È in uno dei luoghi della massima luce possibile – la riva del mare all’alzarsi del sole il mattino – che nella pittura di Roda finalmente compare l’immagine dell’uomo.
Dopo le sperimentazioni materiche fatte su un paesaggio solo all’apparenza informale e astratto (e invece evocativo, cangiante eppure riconoscibile attraverso le pur molteplici variabilità d’umore e di tono) oggi Roda cambia registro La sua pittura si sostanzia in una materia nuova, primigenia: la sabbia del mare mischiata alla luce del cielo e dell’acqua, come in un rinnovarsi dell’evento biblico della creazione. Da questa materia nasce la forma umana come per una genesi interiore. Acqua e sabbia e macchie di luce bianca vibrano all’unisono sul confine del bagnasciuga. L’originalità del figurativo di Roda sta proprio in questa materia nuova, atmosferica e primigenia. Plasmato di terra e infuso di uno spirito laico e religioso come quelle atmosfere che, pure in un altro contesto pittorico, Dalì intuiva spirare sulla riva del mare: “Questo capo, punta estrema della Catalogna, è uno di quei luoghi sublimi dove soffia lo spirito santo: l’onda della risacca che proviene dagli abissi del mare si unisce all’alito che scende dal cielo per fecondare la nostra terra.”

Rispetto alla pittura di paesaggio questo ritorno al figurativo (genere che Roda ha sempre coltivato fin dalla pittura giovanile) non è fatto solitario ma corale. Le creature “prime” ri-scoperte da Roda sono conviviali, colte in una contemporaneità fotografica negli atteggiamenti e nei riferimenti ai costumi, alle stuoie, agli ombrelloni, al materassino gonfiabile che fa da ponte prospettico (concreto e niente affatto metafisico). E le figure sono attori che si affacciano dallo spazio naturale alla storia. Immagini da piccolo coro familiare. Figure di una vacanza in Sardegna: la moglie, le figlie e i figli (Marina, Adele, Susanna Priscilla, Giovanni, Samuele) e gli amici dei figli. Figure passate attraverso l’occhio di un padre che guarda e vede crescere, che guarda e lascia che la luce plasmi, modelli e coltivi quei corpi in divenire. E quell’ora, le dieci del mattino, diventa indimenticabile evento di luce; richiamo a quella luce in cui Giovanni e Andrea videro il Maestro ergersi sulle rive del Giordano. Figura d’uomo in controluce sull’acqua.

Infine occorre soffermarsi sulla scelta del formato. Esso si presta a un sistema narrativo, ricorda la tradizione dei grandi cicli medioevali, si presterebbe anche a diventare polittico (come nel quadro Natività) o istoriare delle pareti trasformando un edifico in un grande racconto sacro. C’è anche il ricordo più recente delle formato 6x6 che ha fatto tanta storia della fotografia di ieri, un formato difficile che chiede di mantenere un equilibrio compositivo tra orizzontali e verticali e diagonali che non diventi statico. Formato che Roda ha già dimostrato di saper affrontare nel paesaggio e che qui trova compimento, esaltando la caratteristiche di sequenza di questa serie di fotogrammi scattati in controluce e che la materia pittorica di Roda trasfigura nell’immagine di un mondo riconciliato. Roda disegna con il colore, plasmando in sorprendente compiutezza una rinnovata creazione.

Alfredo Tradigo