Maggio 2011

Francesco Roda

Il mare che abbiamo attraversato

Fuga in EgittoÈ al tempo stesso luogo geografico e itinerario interiore. In uno spazio tanto significativo come la Commenda di Prè riporta subito alla mente le vicende di coloro che con diversa fortuna e motivazione d’animo si spinsero di là dal mare. Un mare che divide e che unisce, che vede lo scontro ma anche l’incontro a l’accoglienza di realtà, popoli, culture diverse.

Ma è anche la poetica del ritorno a riempire di significato queste stanze; cosa hanno riportato nel cuore i pellegrini, i naviganti, dopo un viaggio così intriso di attese o ricco di buoni commerci?

Non si può trascurare la valenza metafisica di questo viaggio. Nei quadri di Roda questi luoghi dell’anima, la speranza, il desiderio, la fatica del viaggio, la luce del mare, l’illuminazione della fede, vengono esplorati con 40 tavole di forte impatto emozionale. E’ quasi sempre una dimensione interiore ad essere sondata. Ma a tratti si affaccia anche una lettura più figurale, più circostanziata, fatta di orizzonti, di cieli, di coste assolate o boscose.

Mare e cieloLe sezioni della mostra sono sei. “In controluce”, la prima, mostra la condizione dell’uomo davanti al mistero del mare. La seconda intitolata “Mare attraversato” è quella maggiormente centrata sul viaggio e le sue emozioni. Le quattro seguenti, “Mare verde”, “Mare azzurro”, “Mare rosso”, “Mare blu”, prendono spunto dal dato coloristico-materico per svolgere altrettanti percorsi sul tema.

Un ultimo breve cenno va rivolto all’opera “Fuga in Egitto” rielaborazione del Giotto più maturo. Roda lo ripropone come paradigma del viaggio che anche la famiglia di Nazareth dovette faticosamente intraprendere, per metter in salvo la propria vita verso un futuro migliore.

 

 

Alfredo Tradigo