Aprile 2010

D’ACQUA, DI SPIRITO, DI GREMBO

Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va. (Giovanni 3,8)

Con passo incerto avvicinandosi, «Maria» le disse: prima solo un fievole bisbiglio, poi («Maria, Maria!») una pronuncia un poco meno timorosa, più scandita. La donna non si mosse, come non avesse udito. Statua di marmo, sedeva con la testa china, nascosta sotto un lembo del mantello che mostrava, tra le pieghe, sinistre striature di sangue ancora non rappreso, dai ginocchi fino alle caviglie, dalle spalle lungo il petto e le braccia fino ai polsi.

L’uomo le si pose ora, anch’egli immobile, di fronte.
Lì, ai piedi della croce, aveva appena visto i milites romani, a un cenno perentorio del centurio, svellerle dal grembo un tragico fantoccio inanimato e consegnare quella povera carne macellata, carcassa scandalosa da occultare in una tomba prima che scendesse sulla Parasceve l’ombra della sera, a un manipolo di servi: erano i suoi e quelli di Giuseppe. E mentre il suo compagno di sinedrio, deposto su una rustica lettiga il giustiziato, verso il giardino sepolcrale s’avviava alla testa del piccolo corteo, lui non s’era potuto trattenere dal fermarsi, dal rivolgersi alla Madre, dal chiamarla.

Un braccio le sfiorò con dita delicate, reverenti.
E infine il capo la donna lentamente sollevò. Era un volto, quello di Maria, solcato dalle lacrime, non più da rughe di maturità sfiorita: il volto come d’una partoriente che abbia perso il figlio, il primo, l’unico suo figlio, dandolo alla luce. Vide l’uomo curvo su di lei. Lo riconobbe: «Nicodemo...».

«Nicodemo» gli disse in tono di dolce rimprovero il Maestro, durante quella notte solitaria, soli loro due in mezzo all’uliveto sopra il colle, in un silenzio sacro che fluttuava fra la terra e il cielo, «tu che non sei l’ultimo sapiente d’Israele, dovresti pur capire che nel regno di mio Padre non si entra se non nascendo di nuovo dall’acqua e dallo Spirito: bisogna rinascere dall’alto».
Rimase a lungo assorto. S’udiva solo il loro lieve, duplice respiro. Poi Gesù: «Hai forse detto in parte il vero, tuttavia» riprese sottovoce. Nel buio le pupille gli si erano schiarite. Scoccò un bagliore tra le labbra disserrate, che all’altro parve un lampo di benevola ironia.
«Chiunque voglia farsi aprire la porta di quel regno, tu stesso e gli uomini e le donne che vivranno finché il mondo e il tempo non avranno fine, per rinascere dall’acqua e dallo Spirito dovrete, tutti voi, rientrare in un grembo femminile».
Lasciò che la sorpresa pervadesse il cuore a Nicodemo. «Ma non è, come tu pensi, l’utero di carne della madre naturale di ciascuno. Ti dico in verità, in verità ti dico, Nicodemo, che quel grembo...».
Violenta, un’improvvisa raffica di vento coprì la voce di Gesù. Sgomento, il sinedrita calò il cappuccio del mantello a ripararsi il volto.
Quando lo rialzò – il turbine passato, le tenebre infittite da un velo di foschia – non vide più il Maestro.

E un altro adesso, ben diverso vento, spirandogli con impeto alle spalle, sembrava lo spingesse, oltre il tessuto insanguinato della veste, fin dentro il ventre, pulsante d’amore doloroso, della Madre, mentre lo avvolgeva una purezza, una freschezza come d’acqua amniotica, e gli vivificava il cuore, rifacendolo bambino...
Un battesimo d’acqua, di Spirito, di grembo? Una nuova nascita? O nient’altro che un’allucinazione?

Riemerse incontro alla stremata bellezza di Maria.
«Vado» prima di voltarsi, e di lasciarla, le annunciò «a seppellire il mio Signore, il figlio tuo, Gesù».
Ma già sentiva con chiarezza che non era, non poteva essere la morte dell’uomo crocifisso, rinchiuso in un sepolcro, l’epilogo di tutto.

Marco Beck
Pasqua di Resurrezione 2010