Dicembre 2010

BETHLEHEM 2010

Per prima cosa, entrando in Basilica, dovrai chinare il capo
e il collo in modo tale da farti, più che di statura,
piccolo di cuore e di pensieri.
Avrai probabilmente letto che in epoca ottomana
l’architrave del minuscolo portale fu abbassato
per sventare l’irruzione d’uomini a cavallo.
Ma non è del tutto vero. È, piuttosto,
perché ad avere accesso al Regno del Bambino
sono i ragazzini e quelli che sanno come loro diventare.

Scivolato tra i visitatori d’ogni razza e lingua
dentro la navata principale,
lì – qualunque ora, giorno, mese, anno
ti sarai lasciato dietro le tue spalle in Manger Square,
dopo l’attraversamento dell’osceno muro
di presunta sicurezza al check point dei soldati d’Israele –
t’accorgerai che attesa e compimento
sono un tempo solo, il tempo di un Natale eterno.

Avrai cura, poi, di cancellare tutti i segni, esterni
e interni, d’una tua particolare distinzione.
Confuso nella folla immota, stanca di restare in piedi
ma non di pregustare il lungamente sospirato
incontro col Mistero, tu pure attenderai
che una prolissa liturgia di rito bizantino s’esaurisca
tra le viscere di roccia della Grotta
e nel cigolio dei cardini la porta della cripta infine s’apra.

Se, d’un tratto risucchiato nei gorghi del torrente umano
giù per una semibuia, scoscesa scalinata,
saprai resistere all’impulso
di sottrarti all’abbraccio soffocante della calca
e di tornare indietro, risalendo la corrente;
se sotto le tue rotule saprai, nel genufletterti
dinanzi all’altarino cinto dalle quindici lampade votive,
schiacciare gli ultimi baccelli del tuo orgoglio
e dalla limpidezza dello sguardo
far sprizzare la beatitudine del cuore pienamente reso puro:
allora, inserendo le tue dita
nella cavità centrale dell’argentea stella che sul marmo
s’irradia come emblema della nuda mangiatoia,
forse toccherai, con giubilo e sgomento,
una tenera manina traforata dallo stigma d’una piaga.

Ed anche tu comprenderai così – venerando Cardinale
di Santa Romana Madre Chiesa,
o semplice credente, o persino tormentato laico dubitante –
ciò di cui l’anziana pellegrina
prima di te curvatasi nel gesto dell’adorazione
è sempre stata, nella luce della povertà di spirito, persuasa:
il mondo non ha più bisogno d’aspettare la salvezza.
Fin da quell’arcana notte betlemita
nella quale il Cielo riversò dalla sua gloria la pace sulla terra,
è stato, il mondo, già salvato.

Ma Gesù che nacque e visse, morì e dal sepolcro emerse,
Lui
nessuno mai dovrà stancarsi d’aspettarlo.

Marco Beck
Natale 2010