Aprile 2012

IL RITORNO DELL'ANGELO

Aiutaci, Maria, a contemplare la vittoria di Cristo qui e ora. Tu sai che ci è sommamente necessario il coraggio di vedere la vittoria di Gesù dove apparentemente c’è sconfitta. Tu sai che ciò richiede l’eroismo della fede, richiede una grazia straordinaria, quella che tu e Giovanni avete espresso accanto alla croce.

Carlo Maria Martini

 

«C’è qualcosa, figlio, che non ho fino ad oggi
fatto in tempo a raccontarti» disse silenziosa,
a labbra chiuse, curva sulla maschera di marmo
dell’uomo poco prima divelto dalla croce,
e dalla carità del centurione consegnato
per un compianto breve alle sue braccia, al grembo.
Lasciò che stille chiare di lacrime materne
la testa intridessero del morto, la sua chioma,
mescolandosi al sangue ancora caldo sulla fronte,
al gelido sudore raggrumato sulle guance,
alle tracce d’aceto incrostate tra i peli della barba.

«Alla fine di una notte ansiosa, qualche giorno fa,
nella nostra casa nazarena, uno scuotimento d’ali
mi svegliò. Pensai, stupita, che un airone
fosse penetrato nella stanza, o forse un grosso falco.
Mi ritrovai dinanzi, invece, l’angelo Gabriele:
quel giovane, divino messaggero del quale
– eri appena un ragazzino, non ricordi? – ti parlai.
Mi salutò come, senza tuttavia sorridere,
tanti anni prima, quando il tuo concepimento
venne ad annunciarmi. E non più sfumavano
nel rosa tenue dell’aurora le sue piume,
ma nel grigio cinerino d’un crepuscolo sospeso
all’attesa inquietante d’un mattino oscuro.
“Credimi, donna” proseguì, “è giunta l’ora
in cui, perché redenta sia l’umanità, l’Agnello
verserà fino all’ultima goccia il proprio sangue.
Ma questo sacrificio, compimento della lunga,
millenaria storia di salvezza, la tua presenza esige,
nel momento culminante, accanto a Lui”.
“La mia presenza? E dove?, dimmi. E quando?”
chiesi all’angelo, sgomenta. “Non conosco
i progetti di mio figlio, il suo prossimo cammino”.
“A Gerusalemme, la città benedetta e maledetta,
poco prima che si celebri la Pasqua” mi rispose.
“E in che modo potrei essergli d’aiuto?”.
“Tu lo partoristi nel dolore gioioso della vita.
Ora dovrai ripartorirlo nelle doglie della morte”.
“E dalla morte non potrò salvarlo?”. “Ricòrdati,
Maria” concluse, prossimo a sparire nell’incerto
chiarore di quell’alba: “sola salverà suo figlio
colei che per amore di tutti gli altri figli
accetterà di perderlo sul legno del supplizio”.

E adesso che sei stato innalzato, torturato,
ucciso e poi deposto, adesso che ti ho perso,
io, la Madre, attirerò tutti i miei figli a te
e cercherò di amarli tutti in te, Gesù, per te.
Amarli tutti, sì. Anche questi due soldati,
vedi? – no, che cosa dico, tu non puoi vederli –,
che vorrebbero strapparti con brutale indifferenza
all’abbraccio materno (uno di loro è quello
che ti aveva dilaniato con la lancia il fianco),
ma vengono costretti dal loro comandante,
il centurione, a raccoglierti da queste mie ginocchia
con delicatezza, la stessa che se fossi ancora
il bimbo uscito dal mio ventre nella grotta.
Dove ti seppelliranno, non lo so. Ora so
soltanto che ho così perduto – e mi chiedo
se un giorno mai lo rivedrò – anche il tuo corpo.
Ma intanto aiutami, se misteriosamente puoi,
a fare ciò che in questo istante è ancora
più difficile che amare tutti gli uomini:
amare il Padre tuo e mio, amare, dall’abisso
della nostra umana sofferenza, da una terra
di polvere e di sangue, il Dio che sta nei cieli».

Con uno sforzo immane, dal ruvido sedile in pietra
la Madre Vergine si alzò. Vide scomparire
oltre il ciglio estremo del Calvario, avvolto
in un lenzuolo e trasportato a braccia, il Crocifisso.
Affranta si voltò, cadde in ginocchio a mani giunte.
E mentre cominciava la cortina di nubi tenebrose
a diradarsi, un vortice di vento, una folata
che dall’alto della croce pareva provenire,
la investì, le fece scivolare il cappuccio del mantello
sulle spalle, il capo di colpo le scoprì. Non c’era,
tra i capelli scompigliati, neanche un filo bianco.

Marco Beck
Pasqua 2012