Aprile 2013

Il camioncino delle salamelle

La lettera per il sindaco è pronta, ed ora appoggiato con i gomiti sulla ringhiera del balcone e sorseggiando acqua e bicarbonato, osservo dall'alto l'andirivieni delle auto.
La notte afosa ed estiva soffoca la città e respiro ad occhi chiusi l'aria dal quarto piano, le bollicine mi si sfrizzano nel naso e fra un sorso e l'altro, cerco di riannodare i filamenti della giornata.

Ero al Parco in pausa pranzo e...
...mi gratificavo la gola con succosi gelsi, cogliendoli direttamente dalle piante del Parco.
Una famiglia di macedoni o chissà moldavi, sdraiati all'ombra di un carpino mi osservano di sott'occhio, fra me penso che forse non conosceranno la bontà di tale frutto, altrimenti non mi guarderebbero così. Più in là, una bimba cinese, corre dietro la sua palla colorata, sotto gli occhi dei genitori. Dei ragazzi nord africani giocano allegramente a frisbee: ridono, scherzano...si divertono. Sudano sotto il sole di mezzogiorno.
Distolgo gli occhi dai rami carichi di succosi frutti e mi perdo dietro la distesa verde del parco...è davvero grande!
Cambio di albero, questi sono più grossi... fa caldo davvero! L' aria è calda, il cielo azzurro e l'erba è.... verde!
Fra poco si torna al lavoro, la pausa pranzo volge al termine.
Pausa pranzo a base di gelsi: uno sfizio. Pausa pranzo... a base di gelsi...pausa pranzo a base di gelsi!?
Ma i moldavi cosa mangeranno? E la bimba cinese? E i ragazzi arabi? E tutti gli altri che in questo momento sono come me al Parco? Mangeranno? Altro che cogliere qualche gelso (di più di qualche) su una pianta!
Hanno la possibilità di fare il giro col carrello nei centri commerciali? Possono permettersi di fare la spesa? E se non possono permetterselo?
Un ragionamento mi si concretizza nel cervello. Quello della grande distribuzione è un meccanismo chiuso! La merce vola veloce come un fiume cementificato dal “produttore” fino al “distributore” senza possibilità di interferenze o altro. Prendere o lasciare, ma siccome non c'è alternativa bisogna prendere per forza, oltretutto i prezzi sono imbattibili e in un momento come questo di crisi forte, il prezzo è tutto no? Già, non c'è possibilità di scelta per chi deve far la spesa con meno soldi a disposizione.
Ma neanche per i produttori c'è possibilità di scelte, o vendono alle grosse catene che fanno il prezzo oppure non hanno altri canali di sbocco.
Ma... allora.... !
I pensieri si srotolano velocemente senza ch'io possa in qualche modo frenare questa sequela. Si attaccano l'uno all'altro come biglie calamitate.
La crisi non è per tutti, o meglio la crisi non tocca tutti! Per la grande distribuzione è una manna, perchè prende per la gola chi produce e con il prezzo e la comodità (e la pubblicità) monopolizza la vendita. Niente di particolarmente malvagio, a parte che accumula enormi quantità di denaro contante, ma il problema è che questo si trasforma in un enorme potere politico e sociale. Perchè da un lato può decidere quale azienda deve vivere e quale deve morire, e generalmente azienda è sinonimo di zona, territorio, dall'altro dispensa posti di lavoro secondo convenienza e scambi di “favori”. La crisi a questo punto diventa una manna per questo tipo di aziende, tanto potenti e tanto ricche da assoggettare la politica? E se la crisi non fosse congiunturale ma programmata, desiderata, voluta? Questi pensieri come slavine mi si franano nella mente. Mi avvio verso l'ufficio, verso il lavoro, in un nano secondo sono passato dal dolce gusto dei gelsi mori del Parco ad un senso di costrizione dal gusto amaro. Con la crisi c'è chi ci guadagna! Tutti chiudono, solo i centri commerciali spuntano come funghi ovunque.
Per fortuna dopo viene la sera e...stasera per cena mi auto-gratifico, niente banalità da supermercato, stasera una bella frisella: pomodori, due capperi e fetta di provolone alla brace!
Già ma la frisella d'orzo dove la trovo? E i pomodori non di serra dove li trovo? (e se li trovo...a quanto li trovo?) e i capperi seccati al sole? e il provolone – provolone?
Dove trovo tutto questo? Al centro commerciale?
Certo basterebbe essere in Salento, entrare in un qualsiasi forno e chiedere:
- Mi dia un pacco di friselle d'orzo...
I grappoli di pomodori sono appesi in cucina e i capperi non mancano in nessuna casa, nascono per germinazione spontanea credo...ci sono sempre. Ed eccomi servito una cena speciale ad un costo ridicolo, che neanche basterebbero per staccare il carrello...
Ma andrebbero bene anche una “Puccia” e qualche “Gnommarèddu” e il costo … siamo lì.
Ma non sono in Salento, sono e qui le cose vanno diversamente.
Ma se ci fosse un baracchino che vendesse le “Pìttule” invece di vendere il solito panino con la salamella o il solito tristissimo hamburger?
Improvvisamente si materializza l'idea di un altro tipo di alimentazione: il cibo da strada!
In ogni zona d'Italia c'è un cibo che nei secoli i lavoratori hanno selezionato. Dalla Sardegna alla Valle d'Aosta. Dal Lazio agli arrosticini dell'Abruzzo. Per non parlare della Campania, solo a Napoli c'è ne sono di una varietà infinita: dalla famosa pizza normale a quella fritta, dal “musso”, al “brodo di polipo caldo”, dalla trippa ai taralli pepati, dalla mozzarella alle melanzane sott'olio per panini indimenticabili. Oppure come dimenticare tutte le varietà nazionali di bruschette? E le granite siciliane che con questo caldo, andrebbero a ruba, a base di mandorle o gelsi o agrumi... e le fette di polenta alla griglia con taleggio o gorgonzola? E l'abbacchio laziale? E la porchetta umbra? Tutti venduti per strada. Un sogno!
Un sogno sarebbe uscire e trovare ad ogni angolo della città, tutte queste meraviglie!
Sarebbe un nuovo modo di sfamarsi, un modo diverso distribuire le merci!
Allora quel furgoncino che vende le salamelle potrebbe diventare un altra cosa, un punto di distribuzione di cibo economico, il simbolo di un altro modo di distribuzione. Un altra politica sociale, dove la crisi non rappresenti vantaggi per uno e discapito per tutti gli altri. Inoltre sarebbe anche presidio medico contro le disfunzioni alimentari, visto che in fondo non abbiamo più la necessità di mangiare primo, secondo, contorno, frutta tutti i giorni, anzi! Ma neanche porcherie idrogenate, acidificate e con correttore di sapidità!

Se l'amministrazione comunale proponesse un festival del cibo da strada? Il Parco pieno di profumi e sapori. Una manifestazione riservata a tutti coloro che operano già nel settore e hanno desiderio di stabilire nuovi contatti e sviluppare nuove conoscenza. Magari sviluppare nuove collaborazioni che possano portare a nuovi posti di lavoro e anche a sviluppare nuovi mercati.
Mettere in contatto diretto il camioncino di Milano e il forno salentino per i taralli o le friselle, il macellatori di polli di Cesena e il camioncino peruviano a Piacenza, eccetera.
Così... giusto per non dover accettare sempre le richieste dei grossi operatori

Va bene, mi sembra una buona idea, ora la metto giù e provo a farla arrivare al Sindaco.
“Il festival del cibo da strada al Parco”

Nel tragitto dal parco al posto di lavoro mi ritornano in mente gli stranieri e mi chiedo se anche loro hanno i loro cibi da strada e cosa potrebbe voler dire scambiarsi merci ed esperienze non solo fra zone d'Italia, ma con il mondo intero. Chissà magari un moldavo decide di rientrare in Moldavia per vendere porchetta umbra e seadas sarde e ci rifornisce di patate o chissà qual'è il cibo da strada moldavo. O invece della Moldavia, decide di andare in Spagna o a Parigi o in Lettonia o a Bologna!

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