Blog - 20 maggio 2020

Scuola Cattolica: la cenerentola d'Italia

Due giorni di sospensione delle video-lezioni per ricordare al governo che “siamo degli invisibili”. La scuola paritaria oggi come ieri (e vedremo perché) è la Cenerentola alla corte di Giuseppe Conte. Cenerentola lo è sempre stata del resto, sotto ogni governo, senza eccezioni. Ma oggi con gli effetti del coronavirus è diverso. Niente soldi per la scuola paritaria vuol dire rischiare di chiudere? I genitori non riescono a pagare le rette. Gli istituti religiosi e non condonano quanto dovuto per i mesi di quarantena ma fino a quando potranno andare avanti?

Oggi, con i suoi 140 mila lavoratori e un’utenza di circa novantamila famiglie, la scuola paritaria, in prevalenza cattolica, è a rischio estinzione. Ci si domanda il perché di questo pregiudizio che condanna all’emarginazione una realtà che ha fatto la storia dell’educazione nel nostro Paese. La scuola cattolica: una regina del passato relegata ad essere di serie B. Ma in un sistema scolastico libero non esiste scuola di serie A e di serie B. Se è paritaria, la scuola è scuola tout court, con tutti gli attributi, i diritti e i doveri.

Riapriranno i battenti le scuole cattoliche a ottobre? Perché, in un tempo di emergenza come questo, in cui dobbiamo “sentirci tutti sulla stessa barca”, il governo penalizza proprio “questa barca”? Perché ignora l’invito caloroso dei vescovi italiani e gli appelli insistenti di associazioni e famiglie che chiedono aiuto per non chiudere per sempre le loro scuole?

Occorrerebbe fare al premier Conte un veloce ripasso di Storia. Un corso di aggiornamento per capire come, a partire dal Medioevo, la società civile abbia beneficiato dell’opera educativa e culturale di tante e diverse scuole cattoliche. Bastano due nomi – francescani e domenicani – per capire quanti carismi, quante diversità, quante libertà, quanti metodi educativi diversi abbiano caratterizzato gli istituti scolastici liberi nati in passato nel nostro Paese. Un arcobaleno di nomi familiari, di istituzioni nate nel Cinquecento e che sono giunte fino a noi: Gesuiti, Barnabiti, Scolopi, e quei padri Somaschi presso cui studiò Alessandro Manzoni. Tra Sette e Ottocento è ancora un fluire di nomi noti: Canossiane, Benedettine, Marcelline e tanti altri istituti femminili.

Una mappa di scuole che hanno formato intere generazioni di giovani non solo allo studio ma anche al lavoro. Pensiamo al don Calabria, ai Salesiani, agli Artigianelli Pavoniani che in questi giorni hanno scritto in alto, ben visibile sul loro sito: “Siamo invisibili per questo governo”. Così consigliamo a questo governo dalle mille commissioni di istituirne una in più per studiare la geografia della scuola cattolica e smettere di farla sentire la Cenerentola del sistema educativo italiano.

Quando nel 1895 emetteva i primi vagiti la scuola Statale, in quello stesso anno don Bosco fondava quello straordinario modello educativo che è ancora oggi la scuola e le scuole salesiane. L’”educazione è cosa del cuore”, amava ripetere il santo, e come avrebbe potuto affidare i suoi ragazzi a uno stato laicista e anticlericale come quello piemontese che l’aveva perseguitato in ogni modo? Una domanda che potremmo rifare oggi per i nostri figli. Non per niente un altro grande educatore, don Luigi Giussani – il don Bosco del Novecento – negli anni ‘60 ripeteva profeticamente: “Toglieteci tutto, fateci andare in giro nudi, ma non toglieteci la libertà di educare”.

Scuola pubblica o paritaria? È un falso problema. Per il principio di sussidiarietà scuola pubblica e paritaria dovrebbe concorrere a migliorarsi a vicenda. La scuola per natura deve essere ciò per cui è nata nel Medioevo: libera aggregazione per una libera educazione e ricerca della verità. Non sarà certo questo governo, né questa emergenza sanitaria, a cancellarla. Ci sarà sempre qualcuno – come un tempo don Lorenzo Milani, priore di Barbiana – che raccoglierà intorno a sé un manipolo di ragazzi per studiare, stare insieme, educare alla libertà. E magari, di notte, scrivere sui muri con la vernice bianca: W LA SCUOLA.