Pini romani

Sghembi in salita dai pendii
Di villa Doria Pamphili
Alti sui fusti torti appena un poco in danza
Le chiome sciolte al cielo
Tinte di verde azzurro
Giovani ellissi ebbre di cielo
Ombrelli che di sotto in su fanno la ruota
Nell’alta luce del biondo cielo romano
Là dove il bianco dei marmi cede il posto
Ai celesti campi – in quegli strati alti d’aria gonfia
La sua corona d’aghiformi piume
L’esercito felice di silenziose fanfare
Appese ai fusti labari e insegne – gonfaloni
Nudi giganti d’un bosco d’anime in salita
Fungino intriso d’umori risucchiati
Dai giochi arditi di fontane accese
Ai vostri piedi
Scrosci d’acqua grottesche – marmoree pigne
A celebrare le vittoriose corse della città
Che sul Gianicolo s’impenna

Si crede eterna – ma solo qui s’invera
Oltre le mura
E tra i coni luminosissimi dell’ombre vostre
Qui trova conforto e quiete ogni pensiero – nel lieve chiacchiericcio
Del vento tra colline che immobili vestite
Con le infinite corse delle radici
Fino a qui nel gioco di belle statuine che improvviso inventate
Per ingannare il tempo e stupirlo

A volte un fusto rotola
Spezzato dal tempo come il roco
D’un vecchio tempio greco
E fa da sponda ad altri giochi – e spalla
Alle letture amene

Sale dai borghi sulle spalle
Di messaggeri alati quieto il richiamo
Del Tevere che avviluppa dei ponti
Le pile nei gorghi e silenzioso poi risale
Con un richiamo d’ali a sfiorare quassù i vostri rami
Qui dove passa serena
La carezza dell’alba (rosa) e la leggera
Carezza (viola – dopo l’arancio) di questa sera

L’ingenua sfida dei fusti allunga il concerto
Tube ritorte quasi all’unisono
Ferme nel nuovo passo di danza
Immobili nell’aria ferma – nell’aria antica
Che il vostro fiato eterna
Agita e canta – l’aria in un canto.