La sostanza del mare

L’impronta della luna nel cielo mattutino
Svapora come le orme dei piedi sulla riva
Tutta la notte ha viaggiato in corteo
Mentre i sogni ci trascinavano in fondo

Adesso è giorno e a questa luce piena
Impallidiscono e non ci fanno più paura
Fuggono via sull’orlo dell’abisso risucchiati al confine
Là dove nasce la luce e corre verso il mondo

Quanto sono belli i piedi di chi cammina sul cristallo
Verde del mare! A raffiche il vento raccoglie la luce
Brezza sottile d’invisibili ali ci raggiunge frontale
Mistero del campo verde del mare

Chi seminerà le invisibili presenze nei fondali
Raccoglierà il vento nel cavo delle vele
Dominerà correnti tra le braccia aperte degli aquiloni?

Invano le nostre barche passano
E non lasciano segni
Sull’infinito aperto campo verde

Battono le onde con fragore incessante il richiamo
Campana verde acqua! Bronzo profondo
Scroscio che poi trattiene il respiro
Tra onda e onda in un silenzio vivo

Nel luccichio che il maestrale
A raffiche raccoglie sulla superficie
Tremula sul mare la Sapienza si confonde
Luce che viene dall’infinito il mondo a dominare

Salute a te che porti pace
Sulle notturne fronti aggrottate
Stella alta del giorno
Promessa di eterno compimento

Salute a te scogliera alta sull’onda
Faro che al navigante doni la certezza del ritorno
Al pellegrino sulla via del mare
Porti salvezza

Salute a te sapienza e sposa del mondo increato
Di te vestito di sensibile sembianza
Ti nasce in seno un canto benedetto
Cara materna femminile impronta

Gravata del peso che porti
Dall’orizzonte al confine estremo
Del nuovo giorno
Segno che in te cresce e s’avanza

Hai detto – Vieni!
Quando il mare trattiene il respiro
Nel breve silenzioso miracolo di quel prezioso iato
Puoi sentire battere il fiato dell’aperta conchiglia

Hai detto vieni e verrai quando la bava pigra si ritira
Iridescente e viola sull’asciutta battigia
Verrai ad accarezzami i capelli
A sciogliermi il respiro

Quel che è successo nell’oscuro naviglio
Non è più nulla e qui si snoda
La linea d’alghe lasciata dall’onda
Ininterrotta scia sul capolinea asciutto del mare

Siamo arrivati dalle fredde oscure banchine
e ci siamo lasciati fotografare
dalla luce impossibile che vola
Tra cielo e mare

L’abbaglio ci costringe
Ad oscurarci il viso
Per resistere al lampo così chiaro
Del mondo alla sua origine

A raschiarci la pelle fino all’osso
A tuffarci al richiamo del fondo
Là dove giace la piccola conchiglia
Che l’onda silenziosa semina della preziosa perla

Al filo delle nostre parole
Splendido filo teso all’orizzonte
Hai affidato il legame profondo
Che c’è tra il mondo e la luce

L’enigma del mare hai affidato
A questo ponte che attraversa l’abisso
Il non–arato–campo che le nostre barche
Arano invano

Dalle rogge della memoria
Uno scroscio gelato risuona nel guscio
A innaffiare le nostre impronte

Sul grande telone le labbra del cielo e del mare si toccano
Al di là quale immenso chiarore
Ha generato le luci che ora trafiggono il firmamento?

Un cormorano passa
Altri tre squarciano il velo
Annodati all’unico invisibile filo
Trasvolano stridendo sullo specchio ardito

Solo il nostro parlare si perpetua
Sul palco asciutto del tempo
Sull’impiantito il mare ha passato il suo straccio
Ha cancellato le impronte

Solo le nostre parole resistono a radere basse la superficie
A intrecciarsi in un serto amoroso
Dita ceste e cordami che odorano
Di lontane salsedini

Il ritmo del mare si imprime qui nella sostanza del tempo
Là dove i nostri occhi ciechi
Nel riflesso d’altri occhi intravedono il verde colore
L’asciutta sostanza del mare.