Giuseppe e la pecorella bruna

Come ogni anno per Natale, dopo aver preparato il fondale di stelle e il paesaggio di sassi, tronchi e casette di cartone ondulato, papà Matteo inizia a distribuire le statuine del presepio, prendendole una ad una dalla scatola di cartone in cui le aveva riposte l’anno passato. Ecco il pastore con la pecora sottobraccio, il fabbro che batte sull’incudine, la donna anziana che fila e la giovane contadina seguita da due bianche oche. Ecco la ragazza con l’anfora, ecco il vinaio che travasa il vino negli otri e il ciabattino che batte il cuoio sull’uscio di casa. Le statuine escono docili tra le dita di Matteo e vanno ciascuna a prendere il proprio posto nel presepe, a fare da cornice, da coro, all’avvenimento centrale del Natale: la nascita di Gesù. I re Magi, coi loro cammelli e un seguito di servi, escono dalla scatola e, posati in un angolo nascosto del presepio, si preparano a compiere il loro viaggio per arrivare alla grotta del Bambino nel giorno dell’Epifania, due settimane dopo il Natale.

Il presepio così, come ogni anno, prende forma sotto gli occhi stupiti di Giorgio e Noemi, i due figli di papà Matteo e di mamma Luisa. Ogni statuina trova il suo posto in un ordine che sembra casuale ma che in realtà segue un copione ben definito nella testa del papà: un copione che prevede inattese, piccole variazioni, così che alla fine, anche quest’anno, il presepio di sempre sembrerà nuovo, come un piccolo miracolo. A un certo punto, però, papà Matteo si ferma pensieroso: nella capanna manca la statuina di Giuseppe, il padre di Gesù. Si sarà persa, oppure sarà rimasta nascosta sotto quella palma di sughero o sotto il muschio là, nell’angolo della grande scatola di cartone? No, Giuseppe proprio non c’è! Niente da fare. Dove sarà finito? Un filo d’ansia prende Matteo alla gola mentre la moglie, indaffarata nei preparativi per la cena di Natale, lo sollecita a finire “quel benedetto presepio” e a venire a darle una mano. Ma Matteo neppure la sente. Il dubbio si insinua nella sua mente, sottile come il fumo dei comignoli nel cielo invernale. Dove sarà finita la statuina di Giuseppe, lo sposo e custode di Maria, il padre putativo di Gesù? Come farà quest’anno senza di lui a completare il presepio stasera, che è la vigilia di Natale?

Le dita di Matteo frugano nervose ancora e per l’ennesima volta tra le ultime statuine rimaste sul fondo della scatola: un cane, un asino, una capretta. L’asino e il bue vanno a finire al loro posto alle spalle di Gesù e Maria; ma quest’ultima mossa non fa che sottolineare la mancanza di Giuseppe nella stalla. Giuseppe che dovrà occuparsi del bue e dell’asino, tenere lontane le caprette invadenti, accogliere gli agnellini che i pastori portano in dono a Maria e a Gesù. Dove sarà finito? – si ripete irritato Matteo. L’avrò perso l’anno scorso disfacendo il presepio? Proprio non credo: il tragitto è così breve dal presepio alla scatola di cartone dove io ripongo ogni anno le statuine; poi porto in cantina la scatola ben chiusa con la corda, la metto in alto, nell’ultimo scaffale, e nessuno la tocca fino all’anno successivo. Impossibile che si perda anche una sola pecorella, figurarsi la statuina di un personaggio importante come Giuseppe. Una cosa così non mi era mai successa.

Intanto il tempo passa e il disagio di papà Matteo aumenta. Mancasse un pastore, una lavandaia o un suonatore di cornamusa, pazienza: sarebbe facile rimpiazzarlo o fare finta di niente. Ma un protagonista come Giuseppe, uomo santo e giusto della casa d’Israele, scelto dal sommo sacerdote per essere lo sposo di Maria, dove trovarlo, come sostituirlo, quale personaggio del presepio mettere al suo posto? Impossibile trovare un uomo così e così, che corrisponda all’identikit di Giuseppe: umile, in ginocchio, appoggiato al suo bastone, né giovane né vecchio, con la barba e un sorriso pensieroso, le spalle avvolte in un mantello di colore indefinito, tra il giallo e il marrone. A questo punto – pensa Matteo – senza dare nell’occhio (mia moglie crederebbe che mi abbia dato di volta il cervello) occorrerà operare un piccolo prodigio: diffondere tra le statuine la voce che Giuseppe è sparito e chiedere loro di andare a cercarlo nella notte, tra le case e i sentieri di montagna. Ma come parlare? Con che linguaggio comunicare a delle immagini di gesso? Alla fine Matteo ha un’ispirazione. Perché non rivolgermi direttamente a Maria, la sposa di Giuseppe, la mamma di Gesù? Lei che invoco tutti i giorni, insieme ai miei figli e a Luisa, con la preghiera dell’Ave? Lei mi conosce, capirà il suono della mia voce, il senso delle mie parole. Lei che ha sempre un occhio di mamma se in silenzio registra e ricorda tutto ciò che accade; lei che annota anche il più piccolo evento nel libro aperto del suo cuore, saprà capire il messaggio della mia preghiera.

Ave Maria. Sei piena di grazia! A fianco hai tuo figlio Gesù appena nato. Eppure c’è un velo nel tuo sguardo. Distratta ti giri, ti manca il tuo sposo a coprirti le spalle dal gelo, la fronte dai pensieri pesanti, il terreno dal fango e la culla dai fili di paglia che pungono i piedini al piccolo Gesù. Maria, tu che oggi sei stata benedetta tra tutte le donne, dimmi dove posso trovare Giuseppe, il tuo sposo. Il cielo è sereno, gli angeli accorrono a frotte, i pastori li seguono, le voci del cielo e della terra si incrociano in un canto gioioso, mentre le lucine del presepio hanno trasformato il buio della notte in una stupenda fantasmagoria di colori. Ma ogni luce, ogni ombra, ogni forma umana o d’animale che guizza e si staglia nel presepio mette in evidenza quel vuoto: la mancanza di Giuseppe nella capanna, tra te, inginocchiata e racchiusa nel tuo manto blu cielo, e il piccolo Gesù, avvolto in fasce sulla paglia. No, non riusciremo ad abituarci a quel vuoto che Giuseppe ci ha lasciato nel cuore. Non ci riuscirà Luisa, mia moglie, non ci riusciranno i miei figli, i parenti e gli ospiti che domani e nei giorni successivi verranno a trovarci per festeggiare con noi il Natale. Così, attraverso Maria, la notizia si diffonde tra le statuine del presepe in un rapido passaparola. Le statuine si animano. Avete visto Giuseppe, il padre del piccolo Bambino? Lo aspettano alla grotta: senza di lui quest’anno non sarà Natale. Sono duemila e quattordici anni che Giuseppe non è mai mancato all’appuntamento, in questa notte santa.

Intanto Giuseppe si è perso sulle colline di Betlemme dietro al richiamo di una pecorella bruna. Mentre si recava alla grotta, come ogni Natale, quel breve e insistente belato, udito a piccoli tratti e intervallato da lunghi silenzi, gli è entrato nel cuore e gli ha fatto dimenticare il Bambino, la culla da scaldare, l’asino e il bue da accudire, la sposa-madre da proteggere. Quel belato gli ha fatto scordare anche i pastori che ora lo cercano sulla montagna e gli danno una voce: Giuseppe, Giuseppe…. Tutti quei pastori da tenere a bada davanti alla grotta, semplici e buoni ma un po’ invadenti, impazienti di consegnare i loro doni per la mamma e il Bambino: una ciotola di latte, un pane appena sfornato, indumenti caldi, un agnellino o un capretto. E poi preparare l’arrivo dei re Magi, trovare posto per i loro cammelli e tutte quelle mercanzie venute dall’oriente; e nascondere quei loro tre doni misteriosi e preziosi, l’oro, l’incenso, la mirra. In che guaio mi sono cacciato proprio in questa notte quando c’è più bisogno di me – sospira Giuseppe, e allunga trafelato le braccia sul ciglio di un burrone, dove ora più forte ha sentito belare. Steso così nell’erba umida, Giuseppe rimprovera a se stesso il vizio di perdersi sempre dietro ad ogni creatura che pianga e si lamenti. Proprio oggi che è Natale, con tutto quello che ho da fare, distrarmi per un timido, insignificante belato!

Intanto (Giuseppe non lo può immaginare) anche il piccolo Gesù steso nella paglia è irrequieto, distratto, preoccupato. Maria, come tutte le mamme del mondo, si accorge della sua agitazione e pensa: ecco, sarà colpa del mio latte, stringendolo al seno (povero piccolo!) gli avrò comunicato le mie ansie per la mancanza di Giuseppe (i neonati sono così sensibili). Gesù ora si è addormentato, ma il suo sonno è irrequieto e nel sogno vede, sotto la luce fredda e innocente di una falce di luna, una pecorella bruna impigliata ad un ramo spinoso e sospesa sopra un burrone. Gesù piange nel sonno. Poi manda un angelo a cercare Giuseppe, ad aiutarlo a recuperare la pecora bruna, a farlo tornare in fretta alla grotta con sulle spalle, come un buon pastore, la pecorella persa e ritrovata.

Mentre tutto il presepio per un istante si è fermato (l’acqua del ruscello si è ghiacciata, i pastori si sono guardati in faccia domandandosi cosa sia accaduto e persino gli angeli sono rimasti incerti, tra terra e cielo, senza sapere se scendere o salire), Giuseppe, in silenzio, senza essere visto, è tornato alla capanna e si è rimesso al suo posto, alle spalle di Maria e di Gesù. Poi, dopo aver allungato una manciata di fieno all’asino e al bue, si è inginocchiato nella paglia fangosa ad adorare il Bambino. Nessuno si è accorto di lui né della piccola pecora bruna deposta ai piedi della culla. Nessuno, tranne la madre. Ma ora Gesù dorme tranquillo e non piange più. Nessuno si è accorto di niente, neppure papà Matteo che ora sta mettendo la statuina di Giuseppe nel presepio al solito posto, come tutti gli anni. Qualche minuto fa ha avuto un attimo di esitazione e, convinto di essersi distratto o addormentato, di non trovare più la statuina di Giuseppe; poi, come in un sogno o in una preghiera, di avere chiesto aiuto a Maria. Sarà stata l’ora tarda, la stanchezza, il troppo lavoro. Matteo si frega gli occhi. Le statuine non battono ciglio. Giuseppe e Maria sono al loro posto. E se non fosse per quella pecorina bruna che l’altro anno non c’era, neppure lui si sarebbe accorto di niente. Papà Matteo l’ha notata ma tiene per sé quel segreto, quel piccolo dubbio. Forse un giorno scriverà questa storia per raccontarla ai suoi nipotini. Per ora è un segreto tra lui e Maria che di segreti se ne intende e sa tenerli nascosti nel cuore. Nessuno, per quest’anno, saprà che una pecorella bruna è venuta a turbare per un attimo la magia della notte di Natale; e poi si è addormentata felice, sulla paglia, ai piedi della culla, sotto la carezza di Gesù.