Il santo di settembre
Con una settimana di anticipo ti scrivo la breve vita del santo del mese di agosto.
E' un bambino idrocefalo (la sua testa ha una circonferenza di 60 cm) impossibile da operare e destinato a morire. Figlio di nessuno, la sua esistenza non è registrata in nessun libro. Per gli uomini, per lo stato non è mai esistito. Viveva nella strada, usato da un presunto “padre ubriacone” per raccogliere soldi dai passanti, che spesso impauriti, perché sembrava un mostro, lo guardavano inorriditi, seduto su una specie di carozzella con il suo testone barcollante da ogni parte.
Povero bambino. Usato, abusato, un “nessuno” per gli uomini, ma amato e privilegiato per il Signore, che lo ha disegnato sulle palme delle sue mani, che ha pronunciato il suo nome prima di essere concepito nel ventre di sua madre, come afferma la sacra scrittura. “Potrá una madre dimenticare suo figlio?, si chiede Dio, “ebbene anche se lei si dimenticasse io non ti dimenticheró mai”. E cosí questo bambino è giunto a casa mia, nel mio ospedale e da piú di un anno vive con noi.
I primi mesi sono stati tristi per lui. Giá non parlava, emetteva qualche urlo, mi guardava con i suoi due occhioni che davano alla sua enorme testa una luce che permetteva a chiunque guardarlo con tenerezza, dopo un iniziale smarrimento e paura.
Con il tempo l´amore lo ha trsformato e quel corpicino, esile come uno stuzzicadente sulla cui punta appoggia questa enorme testa, sempre di piú è diventato la nostra “Ostia bianca”.
Stare davanti a lui, per me, è stato ed è come stare davanti al Santissimo Sacramento. Questa posizione di adorazione ha trasformato la sua tristezza in allegria. Da mesi sorride, grida, con l´unica mano che funziona mi prende per i capelli. Con una carota di plastica (il gioco che piú gli piace) mi colpisce la testa e se la ride a crepapelle. Quello che per tutti, quando era sulle strada era un “mostricciottalo” o per l´Italia, l´Europa moderna un caso di eutanasia, qui é diventato, come lo definivo domenica nell´omelia, la persona piú importante della parrocchia, il piú grande impresario della comunitá. Il vangelo di domenica ci ricordava Gesú a casa di Marta e María, nel quale il Maestro esalta la figura, apparentemente inerte di Maria, e tira le orecchie all'efficente Marta. Ebbene questo bimbo è la continuità di Maria. Lui non può fare niente, niente per il mondo che lo vede come un essere inutile e niente neanche per Cristo. Lui non può fare nessuna opera buona, lui non può fare tante cose per Gesú. Peró lui fa quell'unica cosa che è necesaria e l´unica cosa che salva me e voi: vive per Gesù e di Gesù.
Senza di lui il mondo sarebbe poverissimo e noi stessi saremmo ancora piú miserabili.
Per questo tutte le volte che lo tocco, mi faccio il segno della croce: tocco Gesù.
E cosí diventa per me l'anticipo concreto del Paradiso.
In questi giorni una splendida notizia. Il tribunale ha deciso che deve esistere giuridicamente, per cui mi ha chiesto di mettergli il mio nome e cognome. Cosí adesso si chiama Trento Antonio (mio nome civile) Aldo (mio nome di quando era frate). Quando il tribunale mi ha chiesto la data di nasita che volevo scegliere per lui, ho detto il “25 dicembre 1998”. Come Gesú!
Puoi immaginare la mia gioia: anche giuridicamente è mio figlio. Un po' come San Giuseppe con Gesù.
Non so quanto vivrà, ma questo non è importante perche per me uno è padre, uno è figlio per sempre.
Guardalo bene in faccia: è propio bello, è Gesù, ed io a 60 anni sono stato scelto come San Giuseppe a custodirlo, amarlo perché nel disegno del Padre Antonio Aldo di 9 anni esiste perché ognuno di noi si salvi.
Con affetto, P. Aldo Trento |