I SANTI - PICCOLE STORIE DAL PARAGUAY n° 03 - novembre 2007

Il santo di novembre

Il Papa nel suo bellissimo libro “Gesú di Nazareth” ha un bellíssimo e provocante paragrafo sulla medicina dove, afferma: “Chi vuole veramente guarire l´uomo, deve vederlo nella sua interezza e deve sapere che la sua definitiva guarigione puó essere solo l´amore di Dio”. Dire che mi sono comosso leggendo queste parole é poco sia perché ho visto e vedo nella mia persona questa veritá dopo anni e anni di depressione terribile che non auguro neanche a un cane e sia per quello che in ogni istante accadde nel mio ospedale.
La foto che vedete é una grande storia di miseria umana in tutti i sensi e di una innocenza che ha pagato e paga le conseguenze di questa miseria, soffrendo, offrendo, amando e sopratutto perdonando. Lui, ammalato grave di AIDS, contagia la innocente compagna (e nasce una bimba con i sintomi dell´AIDS) Il primo ad arrivare all´ospedale é lui, una vita di miseria, figli un pó di quá e un pó di la. E´un'uomo distrutto, ma gia il primo abbraccio, la prima tenerezza gli apre il cuore alla speranza. Passano i giorni il Santo Sacramento che tre volte al giorno lo visita, lo guarda, gli sorride (perché cosí é la Eucarestia nella mia vita e nella vita dei miei ammalati) piano, piano lo aiuta a guardare con gli stessi occhi la sua miseria e chiede di confessarsi.
Accadde il miracolo: l´AIDS diventa una grazia e l´inizio di un cammino di santitá. La compagna, anche lei grave, viene a visitarlo. Ha giá tre figli e solo la piú piccola appartiene ad entrambi. E´una giovane donna di 29 anni e lui ne ha quasi 50. Vive nella miseria con i suoi bimbi, adesso é completamente sola.
La vedo magrissima, pallida, sviene.
Capisco che ha bisogno di tutto ma soprattutto di amore. Cosí, assecondando il desiderio di venire ogni tanto a vedere il compagno che non solo ama e al quale ha anche perdonato di averla infettata, le garantisco i pochi soldi che le servono per la corriera. Cosí ogni settimana viene a visitare il compagno e a ritirare cibo per i suoi bambini.
Peró la sua situazione precipita e dobbiamo ricoverarla nella clinica. Anche per lei il S. Sacramento sará il cammino della salvezza. Una salvezza meravigliosa.
Un giorno mi dicono: “Padre, vogliamo che il nostro amore, prima di morire, si trasformi in sacramento”. Una breve preparazione, perché giá il dolore era e segue essendo la preparazione migliore…e arriva il giorno delle nozze. La clinica é in festa, gli ammalati di AIDS sono la corona attorno all´altare, i terminali di cancro i fiori dal loro letto di dolore. La liturgia é semplice peró quando arriva il momento in cui chiedo loro: “siete disposti ad amarvi nella salute (che non c´é piú per loro) e nella MALATTIA per tutto il tempo e per l´eternitá (amare significa dire all´altro: tu non morirai)”, a tutti venne un nodo della gola. I due si guardarono con tenerezza negli occhi e tanto il “peccatore” come la innocente si dissero “SI”.
Come vorrei, amici cari, che immaginaste quello che successe in quel momento nella clinica.
Un uomo che “distrugge” la vita di una donna innocente infettandola con l´AIDS e incontrando il S. Sacramento non solo vivono il perdono ma si sposano. Da quel giorno vivono con noi, lei con una compagna e lui con un compagno di stanza, ma la loro unitá é davvero l´esperienza di “una sola carne”. Alcuni giorni fa la bimbetta che vedete nella foto si ammala e dobbiamo ricoverarla. Finalmente assieme tutti e tre. Lei di due anni ora sta a letto con la mamma, ora con il papá.
Peró quando passo con il Santísimo, con i suoi occhi innocenti, lo guarda e sorride.
Ció che fa un ospédale, la antisala del paradiso é l´Eucarestia, il S. Sacramento esposto le 24 ore, parroco della parrocchia e ora anche direttore sanitario dell´ospedale.
Ultimamente muore gente ogni giorno e ogni giorno é una festa, perché non potete immaginare che significa per questi miei figli poter vedere faccia a faccia a Gesú, cosí come lo vedono e lo baciano tutti i giorni, peró non piú come in uno specchio ma cosí come é.
Questi tre santi, uno che ha ritrovato l´innocenza e gli altri due innocenti sono contenti perché convivono le 24 ore con Gesú Eucaristico.

Con affetto, P. Aldo Trento

 

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