I SANTI - PICCOLE STORIE DAL PARAGUAY n° 06 - gennaio 2008

Il santo di gennaio

“Contemplate il volto dei santi per incontrare il riposo in quello che ci dicono”. Credo che all´inizio di quest´anno sia essenziale ricordarci queste parole che da sempre accompagnano le mie giornate e non solo mi impediscono il borghesismo di chi sa già tutto o dà tutto per scontato (è il peccato più grave che possiamo vivere) ma come un pugno nello stomaco mi “obbligano” a vivere in ginocchio gridando: “Vieni Signore Gesù”.
Quanto scrivo ogni mese non ha niente di mio, neanche una virgola, ma è tutto opera della grazia che opera i miracoli che cerco di raccontarvi e la mia mano, tremolante per la commozione, cerca di mettere sulla carta come può. Come vorrei che ognuno leggendo queste testimonianze le potesse sentire con le proprie orecchie e vedere coi propri occhi!
A volte sembra “esagerato” quanto scrivo, eppure se c’è una esagerazione è per difetto, perché mai riuscirò a scrivere quanto in questo angolo di paradiso accadde ogni giorno. Desidero una sola cosa all'inizio di quest'anno: non perdere mai, neanche per un istante, lo sguardo di Marcellino pane e vino (ricordate il film?), non dare mai per scontato niente e vivere con la semplicità di un bambino.
La tristezza più grande è lasciarsi, anche senza accorgersi, guidare dalla scontatezza, dalle nostre categorie mentali. Dio voglia che stiamo sempre svegli e curiosi di imparare, coscienti che è la Divina Provvidenza che muove tutto.

Morire con letizia

Già in altre occasioni ho offerto ai lettori la testimonianza di questa “Santa”, come, senza un minimo di dubbio, amo definirla. Se la Santità, come dice il Papa Benedetto XVI quando era ancora cardinale: “è quel peccatore che nella sua vita ha vissuto in modo eroico le virtù; è sempre lo stesso peccatore che ha permesso a Dio di realizzare il disegno previsto dalla Sua Divina Provvidenza nella esistenza di ognuno di noi”; certamente Helena é stata una Santa.
Già provata nella sua vita da tanti dolori (l´ultimo è stata la morte di suo marito, morto nella nostra clinica), in questo ultimo anno è stata toccata dal terribile cancro maligno alle mammelle che in poco tempo sono diventate metastasi diffuse in tutto il corpo. Lascio a voi immaginare il dolore, un tormento che nell´ultimo tempo sembrava impedirle perfino di respirare e neanche la morfina riusciva a calmare. Mesi in questa situazione, una prova che avrebbe distrutto per fino l'acciaio. Ma in lei non abbiamo visto, quanti la hanno assistita, una smorfia sulle sue labbra, neanche un lamento dalla sua bocca. Impressionava per la sua serenità che spesso si trasformava in felicità.
“Padre, sono felice”, mi ripeteva spesso. “Padre, sono cosciente di morire presto; ma lei sa cosa significa vedere faccia a faccia a Gesù? ”. “Padre non ho paura di morire, perché Gesù mi sta aspettando”. “Padre non ho dolori, sto troppo bene, mi sento amata, sento che Gesù è al mio fianco...che si faccia la sua volontà”. “I miei figli sono pronti, protetti, e questa era l'unica cosa che mi preoccupava”. “Padre, parlami di Gesù, regalami la sua benedizione, prega con me”. “Padre, a tutte le ore prego il rosario, a tutti chiedo di pregare il rosario con me, ma ho paura che si stanchino per la mia insistenza nel pregare e non mi vengano più a visitare”. “Io ho bisogno solamente di pregare, perché il rosario mi calma i dolori. Il rosario fa quello che la morfina non può. È la medicina più potente che esista, e come mi piacerebbe che tutti lo comprendessero”. “Padre, che si faccia la sua volontà, finché il Signore non dica basta, perché tutto quello che viene da Lui, che è misericordia, è una cosa buona”. “Padre, che bello è amare la mia Madonnina. Quando dopo un piccolo sogno mi sveglio, immediatamente prendo il rosario e chiedo, chiedo! Inoltre, tra un rosario e l'altro lavoro, ricamo e faccio braccialetti per il rosario”. “Padre, desidero che mi trovi degli occhiali per trovare consolazione nella Parola di Dio”. “Il regalo più bello che mi fa è quando celebra la Santa Messa nella mia stanza, quando mi visita e mi benedice con il Santissimo Sacramento, quando posso contemplare l’ Ostia consacrata”. “Padre, tutto è al suo posto nella mia casa e nella mia famiglia...non sono preoccupata, perché so che il Signore accompagnerà i miei tre figli”. “Grazie, padre, per aver dato un lavoro a mia figlia. Che Dio e la Madonna la benedicano”.
Tutto ciò sono alcune delle molte testimonianze che Helena mi ha regalato. Mi parlava continuamente di Dio e della sua offerta, finché un giorno non ho potuto non chiedere un registratore per immortalare tutte le parole che uscivano dalla sua bocca. Ricordo con quanto affetto e amore riceveva la comunione, mi aspettava nel suo letto con la mente immedesimata nel Signore, le mani unite esprimevano la grande statura religiosa della sua personalità. Era cosciente e la posizione supplicante delle sue mani testimoniavano il suo essere una mendicante dell'Eterno. Le braccia distese e le mani strette una nell'altra in forma di grido, come chi è cosciente che le manca tutto, si mette in ginocchio e con le mani supplicanti urla: “Vieni, mio Signore, mio Dio”. Distrutta dal dolore che per lei era allegria, notte e giorno mendicava l'Eterno, desiderava già essere nelle braccia dell'amato Gesù.
Negli ultimi giorni, già aveva speso tutte le energie, domandava ai suoi figli o ai parenti che la aiutassero a mantenere le mani alzate in forma di supplica quando arrivavo con il Santissimo Sacramento o per darle la Comunione o benedirla. Sembrava Mosè sul monte Sinai quando, mentre nella valle il popolo lottava, egli stava giorno e notte con le mani alzate e pregava perché Dio desse la vittoria al suo popolo. Ugualmente, Helena ha vissuto i suoi ultimi giorni aiutata in questa posizione dalle persone che la accompagnavano al destino finale, orami vicino. Mentre la morte giá stava bussando alla porta lei non guardava piú nessuno, non parlava piú. Ma, come per miracolo, quando ascoltava il canto “Alabado sea”, ed io entravo nella sua stanza, i suoi occhi si aprivano fissandoli nella Ostia bianca come un’ innamorata, e la sua bocca si apriva per unirsi al piccolo coro cantando “Alabado sea el Santísmo”. Era una sola cosa con l'Eucarestia. Non si accorgeva di chi era al suo fianco, ma in Cristo era come se tutto il cosmo fosse presente nella sua relazione ultima con il Mistero, nel sacramento dell'Eucarestia.
È morta dopo aver guardato intensamente il Santissimo Sacramento e averlo ricevuto fisicamente nel suo corpo. L'abbiamo vista andarsene in silenzio, senza nessun lamento. I suoi respiri si facevano ogni volta sempre piú distanziati l'uno dall'altro (era la sua ultima maniera di pregare), finché alle prime ore dell'alba della domenica 22 dicembre è andata all’incontro con Gesù.
Amici, ogni settimana i cari amici ammalati muoiono in questo modo.
Credo che se un ospedale non serve affinché accadano questi miracoli è meglio chiuderlo. Perché questi fatti accadano occorre che tutti, prete, medici, e personale, viviamo un’autentica e drammatica posizione religiosa, l’unica che ci permette di non essere mai tranquilli, ovvero borghesi o peggio ancora borghesi che osano definirsi cristiani.

Vi auguro, come diceva Giussani, che nel 2008 “non siate, e non sia” mai tranquilli.

Con affetto, P. Aldo Trento
a nome del direttore Sanitario
che è Gesù Cristo Eucarestia

 

 

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