Non a me Signore ma al tuo nome da gloria
Cari amici,
vigilando ogni istante perché la vipera della vana gloria, dell’orgoglio non entri nel mio cuore, perché convinto che non c’è tentazione più dolorosa per me di questa, perché è la tentazione che pretenderebbe togliere l’iniziativa esclusiva di Dio sulla libertà umana, mi permetto umilmente di raccontarvi brevemente l’accaduto di giovedì 10 Settembre quando il Consiglio Comunale in seduta straordinaria e presieduta dal sandaco ha riconosciuto pubblicamente davanti a tutta la città e l’intero paese l’opera che la Divina Provvidenza sta realizzando per la gloria di Dio in favore dei più poveri del paese. All’atto erano presenti i miei figli, i miei bambini, che ha voluto personalmente che fossero lì con me. Lascio a voi immaginare la gioia, l’orgoglio di questi innocenti di vedere il loro “papi” lì seduto sul palcoscenico, solo, mentre al suo fianco, al centro, sedevano il sindaco e coloro che erano stati i primi firmatari della proposta di nominare “cittadino illustre” questo povero prete. Con loro c’era il Nunzio Apostolico che durante le mie brevi parole si è letteralmente commosso, come mi disse alla fine della cerimonia. C’erano i rappresentanti del governo Lugo, in particolare il Vice Ministro delle finanze, colui che, puntualmente ogni mese ci fa arrivare i 15000 Euro che la precedente finanziaria ha stabilito per la clinica, e che ha messo già la nuova richiesta di aiuto (piccolo ma importante per il significato politico e sociale che contiene) per la prossima legge finanziaria 2009, attualmente in discussione al parlamento.
Sono stato commosso perché durante il discorso ufficiale della nomina hanno parlato di Giussani, di CL, della Fraternità San Carlo. Ho sentito viva la presenza di quell’uomo Giussani, che ha avuto sempre fiducia in me, che ha guardato alla mia malattia, la non voglia di vivere, chiamata oggi dagli “esperti” depressione o con altri nomi più brutti, come una grazia, come la condizione per mandarmi in missione. Solo i santi sono capaci di questo eroismo, di questa intelligenza di fede nel guardare tutto e in particolare la malattia della mente.
Quando mi hanno chiesto di parlare davanti alle autorità e al pubblico presente, ho visto i miei bambini e un nodo mi ha chiuso la gola. Ho faticato a riprendere la parola e mentre un silenzio di tomba mi circondava, sono riuscito a fare l’unica cosa che mi caratterizza da sempre: annunciare “ciò che di più caro abbiamo nel mondo, Cristo stesso e ciò che deriva la Lui perché in Lui risiede la pienezza della divinità” (Solov’ev) e la mia storia di morte e risurrezione mediante la quale Dio ha fatto e solo Lui ha fatto tutte le opere di carità che ci sono nella parrocchia. “Io non c’entro niente in tutto questo agire della Divina Provvidenza”, perché io ho solo obbedito, come ancora seguo facendo, alla realtà, perchéè attraverso la carnalità della vita che Dio si manifesta ed opera. Certo Dio mi ha fatto sputare sangue e ancora mi chiede tutto…però se questa è la condizione perché Lui manifesti il Suo disegno su questo piccolo perimetro di terra, sia fatta la Sua volontà.
Ho anche accennato al mio passato ideologico e come l’incontro con quei 4 ragazzi di Salerno e poi con Giussani hanno cambiato la mia vita. E a questo punto l’unico rappresentante della sinistra Lughista (del presidente) ha abbandonato l’aula, sotto gli occhi esterefatti di tutti.
La gente poi in Municipio è stata bella. C’erano tutti, proprio tutti i rappresentanti dei miei poveri e dei miei amici ricchi. Alla televisione e in particolare alla CNN americana ha detto che sono il Miracolo di don Giussani e della sua fiducia in me.
Mentre scrivo sono qui a S. Paolo agli esercizi del Gruppo Adulto. Sono commosso per l’abbraccio di Carron che fin dalla prima sera mi ha regalato, in compagnia dell’amico P. Alberto, una mezz’ora di tempo gratuita, non programmata per parole “dell’io” dell’uomo, delle sue esigenze, del Meeting. Un regalo grande perché in questo uomo vedo il cuore e non solo l’accento di Giussani. Carron va dritto al cuore, va al centro dell’io. Mentre lo ascolto provo lo stesso impeto, ma data la mia età infinitamente piu`grande, di quello che sentido con Giussani. Un impeto di tornare a casa, al mio paese, il Paraguay, per gridare a tutti la gioia dell’incontro con Cristo, perché tutti capiscano che la depressione (ancora prendo alcuni psicofarmaci dopo 20 anni) e ogni malattia è una grazia, perché permette all’uomo di mendicare. Mi sento ogni attimo un mendicante fino al punto che quando di notte mi sveglio, nonostante il sonnifero, mi trovo a ripetere: “Io sono Tu che mi fai”. “Io non sono il frutto dei miei antecedente nè delle mie angosce, nè dell’insonnia, ma della Misericordia Divina”. “Anche i capelli del tuo capo sono contati”… e allora guardo con ironia anche gli psicofarmaci da cui non dipendo e non ho mai dipeso…perche`io sono di Cristo. E guardare così i miei bambini e ammalati è aiutarli ad amare la vita anche se crocifissa.
con affetto, P. Aldo Trento |