I SANTI - PICCOLE STORIE DAL PARAGUAY n° 26 - giugno 2009

Il santo di giugno

Lettera del 21/06/09

Carissimi,
“Il pensiero piú risoluto, piú scientifico non é nulla di fronte a ció che accadde, la pazzia consiste nel credere eventi i semplici pensieri”.
Questa affermazione di Pavese descrive bene la mia storia ed anche il lavoro quotidiano di cui parla Carron, che sono chiamato a fare su me stesso. Un lavoro sostenuto in modo davvero eccezionale dal dolore che mi circonda e che é dentro di me durante le 24 ore del giorno. Sembrerá per molte un assurdo, peró trovo molto bello una frase che oggi mi ha detto un amico, commentando la frase de Pavese: “il rimedio alla pazzia é dato dal dolore, che si o si fa mettere i piedi per terra”.
Mettere i piedi per terra é la grande battaglia da 20 anni ad oggi, che compio 38 anni di sacerdozio. E che cosa mi permette questo miracolo che é quello di amare la veritá dei “piedi per terra”, della realtá, per cui vivo comosso, in pace anche quando, come in questi giorni le circostanze sembrano (il dramma dei pensieri o pensieri cattivi, che sono ció che distraggono dalla veritá, dalla realtá) negative, mentre sono positive?
La grazia, mendicata attimo per attimo, anche fisicamente, ripetendo sempre “Io sono Tu che mi fai” o “anche i capelli del vostro capo sono contati”. Oggi, 38 anni fa ero ordinato sacerdote. Il vangelo del giorno é quello di Matteo 6,24-34 dove Gesú pone ai suoi discepoli tante domande che hanno come fondo quanto Carron ci ripete spesso “anche i capelli del vostro capo sono contati”.
Ma allora capite che davvero il primo lavoro da fare é chiedere che questo capitolo 6,24-34 di Matteo diventi carne. Umilmente, peró veramente guardando me stesso, la mia storia, ció che accadde qui é letteralmente quanto scrive San Matteo. Ma pensate se la mia vita non fosse cosi, se tutte queste opere non fossero cosí, ma che senso avrebbero?
Nessuno. Si, per uscire dalla “pazzia”, cioé dalle immaginazioni, dai progetti, dai pensieri é neccessario che le parole di Matteo diventino carne.
Cari amici mentre vi scrivo queste cose sono qui davanti ai miei piccoli crocifissi: Victor, Aldo e Cristina. Per cui potete capire cosa vuol dire per me la parola “dolore”. Nella stanza a fianco. Marziana di 20 anni é sempre piú grave. Al suo fianco Claudia di 35 anni, evangelica, mi ha detto: “Sono alla fine, voglio confessarmi, la comunione, torniare alla Chiesa cattolica”. In due giorni, poi, due morti, fra cui una giovane mamma, morta dopo aver cantato: “Ti adoriam ostia divina...” e dicendo “adesso ho cantato tutto”.
Adessso sono arrivati i miei bambini della casetta di Betlemme, quelli piú grandicelli. Con me faranno la processione con il Santissimo. Staranno a fianco di ogni ammalato grave e anche moribondo. Loro sono educati a guardare in faccia la veritá della realtà. La realtà non fa mai paura perchè grida la sua presenza.
Guardateli nella foto, appena fatta, con Attilio, anche lui alla fine. Guardate le loro facce e quella di Attilio. “Dov´è o morte il tuo pungiglione?”
Attilio e i miiei bambini guardano in faccia alla morte, come guardano la vita. Osservo e capisco la bellezza della frase di Pavese. Giasmina, quella con la faccina fra le mani, vedendo Marziana mi dice: “Che bella, sembra la mia mamma quand´era viva qui in clinica”. Ogni sabato vogliono venire qui a vedere il letto, la camera dove sono morte le loro mamme. Come vedete la realtá é stupendamente amica, come ogni circostanza che per noi sono il sorriso di Dio. È propio bella la vita.

Buone vacanze, peró vissute cosí...

Lettera del 25/06/09

Cari amici,
dopo gli esercizi di Rimini, che noi abbiamo vissuti quest`ultimo fine settimana attraverso la registrazione, ho sentito l'urgenza di andare da Marcos e Cleuza per condividere la commozione, come già loro in aprile, di ogni parola ascoltata.
Normalmente da alcuni mesi ci troviamo spessissimo.
Adesso sono io che vado, perchè solo in questo modo quanto Carron ci dice diventa carne. Ed è stato bello. Ci siamo ritrovati all`aeroporto alle 15 e già è stato una festa, come sempre. Quindi, a casa di Marcos e Cleuza, insieme al grande amico P. Julian de la Morena, e altri 15 persone abbiamo iniziato la fraternità. Erano le 17 e senza accorgerci siamo arrivati alle 21. Quindi Messa, cena e avanti fino alle 24, quando la Paola di Savador de Bahia disse: “Dopo aver ascoltato tanti miracoli, andiamo a dormire per la stanchezza”. Che febbre di vita! La domanda da cui siamo partiti e posta dagli Zerbini era: “Com'è cambiata la nostra vita dopo l`ultimo incontro fatto in Paraguay?” e ovviamente alle luce degli esercizi. I nostri amici del movimento dei “Sem terra” quelli che già sono totalmente presi, affezionati dal carisma di Don Giussani, ci hanno letteralmente commossi per i miracoli, per la verità con cui raccontavano la vita.
Davvero ho sperimentato come sempre quanto gli apostoli vivevano con Gesù. E non solo io, ma anche chi è andato a letto alle 1:30 del mattino, tanto era bello respirare di Gesù, della realtà. Qualcuno si domanderà, ma dove nasce questa potente amicizia che è diventata più necessaria dell`aria che respiriamo?
Un amico ha detto quella sera:
Questa amicizia è bella e vera per questi motivi:
1- Perchè tutti guardiamo a Carron. Ci sentiamo figli. I nomi che ricorrono di continuo fra noi sono: Gesù, il Papa, Giussani e Carron. Senza Carron non ci saremmo mai conosciuti, perchè tutto è iniziato quando Carron ci disse dove guardare. Ed è qualcosa che se uno non lo vive non può capire.
2- La caritativa: la “sopa di P. Aldo” (sopa=zuppa). Si tratta di un gesto di carità che nell`associazione di Marcos si compie ogni giovedì dopo la Scuola di comunità. Vendono la “sopa” anche nella strada per aiutare la mia casetta di Betlemme. Ma sapete come Marcos e Cleuza definiscono la caritativa? Un gesto per ricordare il volto dell'amico P. Aldo. Cioè un gesto per vivere la memoria di volti che camminano assieme seguendo Carron. Mai avevo sentito definire così la caritativa. Cuociono la “sopa” e dopo la Scuola di comunità, la vendono per ricordare un amico, il volto, lo sguardo di un amico. Quindi un amicizia che è operativa e non buone intenzioni.
3- Il tempo ci è dato per incontrarci, cioè per andare al cuore della realtà, per vivere le circostanze, qualunque siano, come il sorriso di Dio (numerare i fatti raccontati sarebbe troppo lungo).
4- Questa amicizia è una proposta per tutti perchè il movimento è chiunque rimane sorpreso da uomini che si vogliono bene così tanto per la passione con cui guardano al loro destino. Uomini la cui unica grande opera non è il movimento dei “Sem terra” o le opere di San Rafael, ma la costruzione del proprio io. Non si fanno 3000 km ogni 15 giorni se non è per quest`opera: la costruzione dell’io.
5- È un amicizia definita per la festa. Anche la Messa, la cena che non vi dico che squisitezza è segno di questa festa.

Una nota finale: una donna dei “Sem terra” ha detto:
“Se la gente della clinica di San Rafael non ha paura di morire perchè dovrei avere paura di ciò che accade ogni giorno? E' cambiata la concezione che avevo della mia vita?”
Davvero sono tornato - andata e ritorno - con il cuore traboccante di gioia, desideroso di gridare a tutti e in tutti modi il miracolo di questa amicizia che solo seguendo chi oggi ci garantisce il carisma del Giuss, Carron, è possibile vivere. L'unica opera che mi interessa è sempre più seguire questo uomo, perchè nel seguire lui perfino il concetto di sviluppo, il concetto di collaborazione, di economia cambia e tutto diventa una voglia pazza che Cristo sia conosciuto ed amato. Sono qui solo per testimoniare questa esperienza per me piena di letizia...e a 62 anni e mezzo.
E pensare che come ricorda sempre Cleuza, un anno fa loro non sapevano della mia esistenza, mentre io si, ma non potevo neanche immaginare quello che sarebbe accaduto da novembre 2008 ad oggi. Veramente non potrei più stare senza vederli, ascoltarli perchè è come rivivere ogni volta quell’abbraccio del Gius, di molti anni fa e che ha cambiato la mia vita.
Oggi loro sono per noi qui il punto luminoso che rende lieta la nostra vita.

con affetto, P. Aldo Trento

 

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