Ci hanno lasciato per essere solo di Cristo

Il 25 dicembre padre Romano Scalfi è salito in cielo a Seriate, nella villa Ambiveri sede di Russia cristiana da lui fondata. Quattro giorni dopo, il 29 dicembre, a Giussano, nel suo appartamentino nella casa di riposo Residenza Amica, dove svolgeva funzioni di cappellano, anche don Pierino Moioli ha chiuso anche lui gli occhi alla luce così bella ma fuggevole di questo mondo.

Per chi ha avuto la grazia di conoscere entrambi questi sacerdoti il dolore e il senso di vuoto è stato doppio, intenso, incalzante. A soli quattro giorni di distanza perdere due amici così! Amici nel senso più alto del termine. Amici in Cristo. Ogni sacerdote, lo sappiamo, è “alter Christus”. Padre Romano e don Pierino lo sono stati per tutti noi in modo speciale. Con una evidenza che mette i brividi. Ai nostri occhi sono stati un incontro pieno e totale con Gesù, un incontro permanente, che si ripeteva nelle assenze e nelle presenze, con una freschezza che si rinnovava ogni volta che li incontravamo di nuovo. Da loro si aveva la certezza di essere conosciuti e amati ad uno ad uno. Sì, proprio tu. Sì, proprio me.

Ora questi due sacerdoti ci hanno lasciato. Sono saliti in cielo, luogo di una geografia spirituale per noi difficile. Cielo. Parola antica che evoca alla nostra mente il Paradiso perduto. E parola tanto nuova da evocare il futuro. Cielo. Uno spazio aperto. Il trono di Dio. Affollato di angeli e santi. Ma, ai nostri occhi, padre Romano e don Pierino se ne sono andati e non li vedremo, almeno per un poco. Non esiste luogo fisico in cui rintracciarli, né un numero a cui raggiungerli. Ci hanno lasciato. Risuonano fin noi più vere le parole di Marta a Gesù: Signore, se tu fossi stato qui Lazzaro (padre Romano e don Pierino) non sarebbero morti.

È un grido. Il grido umanissimo di chi non capisce che padre Romano e don Pierino, per volere del Signore, salendo in cielo ci hanno passato il testimone. Loro, giganti della fede (e lo sono stati davvero) passano a noi il testimone chiedendoci di essere fedeli come possiamo (traballanti come siamo) a quella piccola ma preziosa storia che è stata la nostra fede. Fede passata, per grazia, per entrambi di loro attraverso il carisma di don Giussani, carisma che entrambi hanno vissuto anche se in modi, tempi e intensità diverse. E ora mi piace pensarli tutti e tre a colloquio spirituale in cielo.

Noi, penso, possiamo fare due cose. Ricordarli innanzitutto nella preghiera, soprattutto eucaristica. E poi attingere, nella comunione dei santi, la forza per camminare nella loro stessa strada. “Camminiamo sulla strada che han percorso i santi tuoi” canta un vecchio spiritual. Oh when the saints go marching in.

Alfredo Tradigo