Famiglia Cristiana n° 26 - giugno 2006

DA NORD A SUD, SEI MOSTRE PREZIOSE VALORIZZANO L'ITALIA DEI CENTRI MINORI

PICCOLO è BELLO

L'iconografia della Croce e di san Martino di Tours.
Gli intarsi dell'Opificio delle pietre dure. I mosaici di Ravenna. Arte e disagio mentale. La grafica e il lavoro.

I centri minori italiani offrono eventi culturali di alto livello che ci proponiamo di scoprire in questo itinerario alla ricerca dei segni della bellezza, tra presente e passato. Partiamo da Illegio, centro della Carnia, che attraverso una mostra dedicata a un santo popolarissimo ci fa riscoprire le comuni radici e tradizioni cristiane che legano il Friuli alla cultura mitteleuropea d'oltralpe.

Martino. Un santo e la sua civiltà nel racconto dell'arte (fino al 30 settembre, Illegio, Casa delle Esposizioni) attraverso straordinarie sculture lignee policrome, pale d'altare (Flügelaltar), grandi tele, opere di oreficeria in argento sbalzato e cesellato propone l'immagine notissima del soldato romano nativo della Pannonia (oggi Ungheria), divenuto poi vescovo di Tours, che taglia un lembo del suo mantello per donarlo a un ignudo. 70 opere dal V al XX secolo provenienti da chiese, monasteri e musei d'Europa mostrano Martino ora nei panni di un contadino friulano o bavarese, ora di un cavaliere sassone o borgognone; dimostrando la straordinaria libertà dell'arte di fare proprio un modello icongrafico e assimilarlo alla cultura locale.

A Pordenone un'altra grande mostra affronta coraggiosamente il tema "scomodo" della croce, scandalosa oggi come ai tempi di san Paolo. In hoc signo. Il tesoro delle croci (Pordenone e Portogruaro, fino al 31 agosto) ci offre un percorso storico che va dai primitivi reperti dell'antico patriarcato di Aquileia ai manufatti di arte longobarda, dalle pitture e sculture romaniche e gotiche alle tele e ai grandi crocifissi del Seicento, dagli straordinari reliquiari in oro e argento del Settecento alle opere d'arte moderna. Una rassegna di oltre 200 pezzi tra cui il crocifisso del servo di Dio Marco d'Aviano (il frate che contribuì alla liberazione di Vienna dall'assedio dei turchi il 12 settembre 1683) e l'inseparabile croce pastorale di Giovanni Paolo II, esposta per la prima volta a un anno dalla sua morte.

Lasciamo Pordenone per Bergamo, dove si esplorano attraverso opere d'arte cosidetta brut (l'arte spontanea dei primitivi, dei bambini e del disagio mentale) i territori dell'inconscio, della malattia psichica e di tutto ciò che non è possibile capire con gli strumenti razionali. Oltre la ragione. Le figure, i maestri, le storie dell'arte irregolare ( Bergamo, Palazzo della Ragione, fino al 2 luglio) seleziona 600 opere divise per temi: "La malinconia dello sguardo" per esempio, con opere da Gericault a Ligabue e i coloratissimi tessuti di Tarcisio Merati, artista scomparso dieci anni fa a cui è dedicata la mostra; o la sezione "Sistemi visionari" con esempi di "opera d'arte totale" (gesamtkunstwerk) dove la mente costruisce mondi paralleli; "Camere, lo spazio della vita" dove interni reali vengono arredati con bambole di stoffa e oggetti alla rinfusa, inquietanti rifugi.

Eccezione nobile al nostro tour Arte e manifattura di Corte a Firenze dal tramonto dei medici all'impero 1732-1815 (Palazzo Pitti, fino al 5 novembre) ci trasporta nella Firenze post-medicea dove la produzione dell'Opificio delle pietre dure - un'istituzione fondata dai Medici - ha continuato la straordinaria tradizione della civiltà artistica e artigianale fiorentina: farfalle e fiori dagli splendidi colori spiccano su fondi neri intarsiati di raffinatissime suppellettili; dipinti a olio di "genere" raccontano nobili passatempi di un Settecento tutto da sognare (il gioco della pentolaccia, il tiro con l'arco, la pallacorda).

Santi Banchieri Re (Ravenna, Complesso san Nicolò, fino all'8 ottobre) ci trasporta nel clima sacro e regale della capitale dell'impero bizantino d'Occidente dove l'arte del mosaico sacralizza il potere imperiale. La presenza nella città di Classe delle fondamenta dell'antica basilica di San Severo riscopre la figura di uno "sponsor" del IV secolo, il banchiere Giuliano l'argentario. Oltre ai mosaici di san Severo in mostra fibule dorate, lucerne e vasi, ritratti in marmo e avorio.

Il lavoro inciso. Capolavori dell'arte grafica da Millet a Vedova (Lecce, fino al 27 agosto) propone attraverso tecniche artistiche come la xilografia, l'acquaforte e l'acquatinta, la puntasecca e le litografie in bianco e nero e a colori - tecniche così vicine alla modernità e così adatte a esprimerne la fatica - una riflessione sul mondo del lavoro. 224 opere che vanno dai contadini di Millet ai "sopravvissuti" di Gianfranco Ferroni, larvali presenze uscite dalla "fabbrica della morte"; passando attraverso i "badilanti" di Guttuso, Soffici e Carrà ; gli operai di Boccioni e Sironi; i borghesi di Grosz; i manifesti sindacali di Ennio Calabria; fino all'irruenza "segnica" di Emilio Vedova.