Famiglia Cristiana n° 31 - agosto 2006

Una anteprima per il lettori di Famiglia Cristiana

LA PORTA DI KAROL

L'opera in bronzo destinata alla basilica romana di Santa Maria Maggiore ha per tema i cinque misteri del rosario dedicati alla luce. E conferma Mario Toffetti artista del sacro.

In diocesi di Bergamo, a pochi chilometri dal santuario della Madonna di Caravaggio (dove nel 1432 la Vergine Maria apparve a una contadina) siamo andati a trovare lo scultore Mario Toffetti, nativo di Mozzanica. Dall'accecante bagliore della campagna entriamo nella penombra del grande laboratorio dove l'artista custodisce da occhi indiscreti - siamo i primi a vederla - l'ultima sua grande fatica, di cui è giustamente fiero e geloso. Si tratta infatti del nuovo portale in bronzo destinato a Santa Maria Maggiore, una delle cinque grandi basiliche patriarcali di Roma.

Toffetti ha vinto con il suo bozzetto il concorso per la prestigiosa porta un anno fa. E noi eravamo già stati qui a settembre per vedere l'opera in plastilina, a dimensione naturale, pronta per la fusione. Il disegno era bello, il progetto convincente. Ma solo ora che davanti ai nostri occhi l'immenso portale bronzeo (5 metri di altezza per 2,30 metri di larghezza, 15 tonnellate di peso) luccica dorato nelle parti in rilievio, affonda nelle ombre che disegnano i contorni delle figure, si stempera e sfuma nella filigrana degli spessori minimi, sensibilissimi alla luce (quella tecnica dello "stiacciato" tanto cara al grande scultore fiorentino Donatello), adesso sì che il freddo metallo parla una lingua incandescente, resa viva dal fuoco.

Il Papa in ginocchio sul Vangelo

Tema dell'opera sono i cinque Misteri della Luce introdotti nella recita del rosario da Giovanni Paolo II. A papa Woityla è dedicata la grande porta. Il movimento della composizione parte propria dalla sua figura inginocchiata sul Vangelo aperto: "Una mia invenzione, al posto del solito cuscino, perché il papa è il servo del Vangelo" sottolinea Toffetti. Ai piedi del papa l'Ultima Cena; alle sue spalle il Battesimo al Giordano; poco più sopra la Trasfigurazione; e ancora più su le Nozze di Cana.

Ma lo sguardo intenso di Karol Woityla, tutta la sua figura così intensa e viva, è rivolta al gruppo che sale davanti a lui - quasi in un Giudizio universale - verso Cristo e Maria. Toffetti ha interpretato in modo davvero originale il terzo mistero della luce, l'Annuncio del Regno: così, con questa corale, luminosissima e sofferta ascesa della famiglia umana verso un Cristo chino e pietoso, mentre dietro di lui la Vergine Maria siede, raccolta in preghiera. Il movimento dell'insieme è accentuato da guizzanti volute a spirale: un tema caro a Toffetti e che si ripete in molte sue opere, soprattutto nei tabernacoli. Questi guizzi "forti" che increspano la superficie liscia della porta ricordano i "tagli" di Burri sulla tela: ma qui, al contrario, sono in rilievo.

La cappella di Caravaggio

Lo sguardo ritorna a Giovanni Paolo II modellato nel bronzo, così convincente e vero nella sua umanità trasfigurata. Mario Toffetti lo ha conosciuto di persona nel 1992 quando il Papa venne a inaugurare, nel vicino santuario di Caravaggio, la Cappella del Centro di Spiritualità a lui dedicata. Questa cappella lo scultore l'ha progettata e realizzata interamente: ingresso, pareti, vetrate, altare, ambone e panche; e quel sedile in cui, ricorda Toffetti, "il Papa continuava a muoversi inquieto". Lo scultore pensava a un suo errore nel calcolare la curva dell'incavo di marmo; in realtà il Papa soffriva per il tumore al colon di cui sarebbe stato presto operato. La Messa che il Papa celebrò in forma privata per i Toffetti resta il più bel ricordo di famiglia. Per i due figli, dal nome inpegnativo di Fidia e Michelangelo, entrambi scultori. E per la moglie Caterina, dalla cui viva voce Mario ama ascoltare leggere gli episodi evangelici, prima di tradurli in disegni, bozzetti, sculture.

Dove Toffetti si procuri certi marmi dalle venature che sembrano acqua, come sull'alzata dell'altare di questa cappella; o dove trovi certe qualità e sfumature, come il rosa di Portogallo per il gruppo dell'apparizione della Vergine di Caravaggio che si trova a Tabaka, in Kenia, ciò fa parte di quei segreti che ogni vero artista non rivelerà mai.

Dopo la cappella, Mario Toffetti realizza nel 1995 la medaglia in bronzo per il XV anniversario di pontificato di Giovanni Paolo II e l'uscita del Nuovo catechismo. "In quell'occasione il segretario del Papa mi invitò ad aggiungere alle spalle di Woityla il ritratto dell'allora cardinal Ratzinger, tra i principali autori del Catechismo".

L'anno dopo, per festeggiare i 50 anni di sacerdozio di Giovanni Paolo II, Toffetti progetta il fonte battesimale in bronzo della Cappella Sistina. Si occupa anche del nuovo arredo della chiesa del Policlinico Gemelli di Roma: altare, ambone, sedute in marmo e un grande crocifisso bronzeo che risorge, attraendo a sé, in un grande movimento a spirale, tutta la famiglia umana.

La famiglia centro d'ispirazione

Seduti a tavola, davanti a un piatto di ravioli casalinghi e un'ottima bottiglia di Franciacorta, si capisce come la famiglia rappresenti davvero l'albero da cui Mario Toffetti coglie i frutti della sua arte. "La famiglia è la mia prima fonte ispiratrice e il mio sostegno. Mia moglie e i miei figli, innanzitutto. Ma, andando indietro nel tempo, mio padre e mia madre. Ero il primo di otto fratelli. Mio padre, contadino e poeta, ha creduto ai miei primi disegni e mi ha mandato a studiare a Bergamo, all'Accademia Carrara. Mia madre, religiosissima, ogni giorno pregava per noi la Madonna e la sant'Anna della cappellina di Mozzanica. Mio padre mi presentò a un bravo scultore, che tutte le mattine prima mi mandava in chiesa e poi mi insegnava a fare i primi ritratti. La domenica si andava a dipingere sul fiume Serio. Si impara dalle persone giuste. I miei figli sono più bravi di me, ma non li ho voluti mandare all'Accademia, perché lì ormai ti insegnano solo a usare il computer. Ho preferito tirarli su alla mia maniera. Ricordo ancora le parole di quello scultore: "Guarda Mario che se cammini in mezzo alla strada ti tirano sotto; se invece vai sul sentiero è più facile che ti salvi". A quelle parole ho sempre creduto e credo ancora oggi".