Famiglia Cristiana n° 34 - agosto 2005

CASERTA: UNA CORTE EUROPEA DEL '700 NEL CUORE DEL MEZZOGIORNO D'ITALIA

LA CASA DEL RE E POI L'INFINITO

Abbiamo visitato per voi la straordinaria Reggia di Caserta e il suo immenso parco. Che nei mesi estivi si anima anche di notte con giochi di luce, suoni e percorsi a sorpresa; fino a ottobre sono in mostra i gioielli regali.

Il visitatore che dall'ombra dei cortili della Reggia di Caserta si affacci per la prima volta sull'immenso parco retrostante, nella luce piena e abbagliante di un pomeriggio d'estate - con ancora negli occhi lo scalone d'onore coi suoi leoni in pietra, la sala del trono, lo sfarzo degli appartamenti reali -, si troverà di colpo assorbito in un mondo diverso, vegetale. Un mondo dove la gloria e il lusso degli interni si attenuano nelle forme e nei suoni della natura ridisegnata dall'uomo: acqua, pietra, erba e foglie. L'immenso polmone di prato e di bosco, in leggera salita, è come un magico tappeto di tre chilometri di lunghezza, attraversato dalla lunga prospettiva di un viale che si trasforma poi in una scenografica "via d'acqua": un fresco torrente artificiale, quasi un cordone ombelicale, tra natura e civiltà, che scende dalle pendici boscose del colle Briano alla Reggia, suggerendo allo sguardo il senso dell'infinito.
Dopo la visita alle sale interne della Reggia di Caserta (che fu residenza estiva dei Borbone, centro di potere del Regno delle Due Sicilie e del breve interregno di Gioacchino Murat), la passeggiata nel parco attira i turisti ma anche i casertani, dai pensionati in bicicletta agli sportivi che ci vengono a correre.
L'esplorazione andrebbe fatta a piedi e richiede due o tre ore. Per chi ha fretta sono a disposizione romantiche carrozzelle, cigolanti tricicli o più moderni pullman. Si potrà comunque assaporare il piacere di passeggiare nei luoghi disegnati dalla nobile arte del giardinaggio, un'arte che si è evoluta nel tempo e nei gusti. Si passa dal cinquecentesco Bosco vecchio (trascurato però nella cura dei sentieri e nella segnaletica) alla splendida Peschiera grande, dove nel '700, per lo svago della nobiltà, si creavano notturni giochi d'acqua e finte battaglie navali. Si inizia poi la salita dalla fontana Margherita e si incontra un magnifico esempio di giardino francese del '700, tra barocco e rococò, nelle fontane animate da statue e incorniciate dal verde; infine si entra in pieno romanticismo visitando il giardino all'inglese (ingresso a pagamento) con alcune suggestioni di giardino all'italiana: il tempietto classico al centro del laghetto, i ruderi falso-antico, le reminiscenze pompeiane.

IL PARCO DELLE MERAVIGLIE

Lo spazio e la scenografia del parco, che sale, appunto, come un tappeto magico, richiamano il fascino delle grandi corti estive d'Europa: la viennese Schönbrunn di Francesco Giuseppe e dell'adorata Sissi; oppure l'aristocratica Versailles. Ma la Reggia di Caserta si distingue dalle sorelle europee per la classica sobrietà architettonica e scenografica - tutta italiana - impressagli dal suo artefice, l'architetto Luigi Vanvitelli, che la progettò e realizzò negli anni dal 1751 al 1773 per Carlo III Borbone.
Il re aveva scelto questo luogo pianeggiante e fertile - protetto meglio di Napoli dalle incursioni navali dei pirati saraceni e dalle eruzioni del Vesuvio - come sede amministrativa e di rappresentanza del Regno delle Due Sicilie. Vi lavorarono maestranze locali e anche numerosi marinai africani (fatti prigionieri dalla flotta borbonica) con elefanti, cammelli e altri animali esotici. Animali che, custoditi poi nel parco (che era anche sede di battute di caccia), lo trasformarono in un vero e proprio giardino delle meraviglie; o in un antenato del più moderno zoo-safari. E, mentre procedeva l'immenso cantiere (l'antica medievale Caserta rimasta più su, in collina), intorno all'insediamento principesco della Reggia vanvitelliana nacque l'odierna Caserta.
Per irrigare il parco e dare acqua buona al nuovo insediamento urbano, però, il fiume Volturno era troppo torbido. Così Vanvitelli scoprì una sorgente più adatta sul Monte Taburno, a una quarantina di chilometri di distanza. Per portare l'acqua del torrente Fizzo a Caserta, il Vanvitelli, architetto e ingegnere, progettò e fece costruire l'acquedotto Carolino - tuttora in funzione - superando una valle con uno spettacolare ponte a tre arcate che ricorda le straordinarie opere idrauliche romane.

PELLEGRINAGGIO ALLE SORGENTI

Dopo quattro ore di percorso forzato l'acqua arriva così in cima al colle del parco, punto di fuga di tutta la sua magica prospettiva. Arrampicarsi fin quassù è un po' come compiere una piccola, imprevista gita in montagna; o un simbolico pellegrinaggio alle sorgenti di qualche antico culto pagano. Si segue un sentiero a zigzag sulla sinistra (purtroppo in stato di abbandono) che offre però a ogni curva la piacevole possibilità di affacciarsi a guardare giù, oltre le piccole rapide del torrente.
Giunti in cima scopriamo che l'acqua precipita da una candida grotta artificiale in marmo (in restauro, ma visibile tra i ponteggi) e che - come un immenso occhio di Polifemo - scruta l'immensa distesa del parco fino alla Reggia, che da quassù, nella foschia, assume quasi il profilo di una bassa, familiare cascina di campagna. Intanto l'acqua precipita giù, riempie le vasche, le popola di splendidi branchi di pesci e alghe fluttuanti.
Scendendo all'altezza della fontana di Diana e Atteone troviamo il giardino inglese iniziato nel 1786 dal botanico John Graefer per la regina Maria Carolina, moglie di Ferdinando I, il principe bambino che subentrò a re Carlo di Borbone quando questi venne incoronato re di Spagna nel 1760. Si tratta del primo giardino all'inglese realizzato in Italia: comprende sia essenze locali sia esotiche, come cedri del Libano, palme e magnolie. Qui fu coltivata per la prima volta in Europa la camelia. Nel giardino inglese, oltre alla casa di Graefer, si trovano vari edifici e - fiore tra i fiori - inginocchiata in riva a un laghetto, la statua di una dolcissima Venere.

LA MUSICA DELL'ACQUA RACCONTA...

A ogni vasca, a ogni fontana, l'acqua si ferma, dà voce alle statue, racconta la loro storia, ne fa rivivere il mito.
Commuove la vicenda amorosa del cacciatore Atteone che, dopo aver spiato Diana durante il bagno, viene da lei trasformato in cervo e divorato dai suoi stessi cani. Il dramma di Attenoe sembra sospeso nella fissità della scena (nessun cane ancora lo sfiora), mentre l'acqua riprende il suo canto più sotto, nella fontana di Venere e Adone: da qui partono, come strofe musicali, dodici e poi sette cascatelle che portano alla fontana di Cerere, dea delle messi, con i simboli della Trinacria, l'antica Sicilia.
La musica dell'acqua e la travolgente gestualità delle statue culminano infine nell'ampio palcoscenico della fontana di Eolo: la cascata fa da colonna sonora, 28 statue di zèffiri e venti si agitano e soffiano tra gli spruzzi al comando di Eolo, protagonista e centro dell'azione; mentre una doppia scalinata con balaustra e sculture di divinità marine incornicia la scena e gli fa da loggione.

NOTTI D'ESTATE NEL PARCO REALE

Percorsi di luce si chiama quest'anno la manifestazione notturna (giunta alla terza edizione) che esalta la straordinaria scenografia della Reggia di Caserta illuminandola e accompagnando i turisti nell'atmosfera magica e irreale di boschi, fontane e vie d'acqua.

Da luglio a ottobre ogni venerdì, sabato e domenica, dalle ore 21 alle 24, prenotazione obbligatoria: telefono 0823/44.80.84, e-mail caserta@arethusa.net.

La mostra Gioielli regali( fino al 30 ottobre, catalogo Skira) offre la possibilità di ammirare nelle sale della reggia preziose collane, ori e smalti accanto ai ritratti di regnanti e sovrani, dai Borbone ai Murat e ai Savoia.

La Reggia è aperta tutti i giorni escluso il martedì dalle 8.30 alle 19.30. Il prezzo cumulativo per la visita agli appartamenti, mostra gioielli, parco e giardino inglese è di 7 euro.