Famiglia Cristiana n° 48 - novembre 2004

ROMA DEDICA UNA GRANDE MOSTRA A EDGAR DEGAS

L'INQUIETUDINE DEL CLASSICO

L'artista francese studiò a lungo i maestri del passato, ma insieme rappresentò la vita parigina, esprimendo il sentimento della modernità come disagio esistenziale.

La mostra Degas classico e moderno, aperta a Roma, al Vittoriano, fino al 1° febbraio (catalogo Skira), mette in luce la personalità complessa di uno dei più grandi artisti della seconda metà dell'800, che anticipò l'arte del ventesimo secolo: Edgar Degas (1834- 1917). Come sottolinea Maria Teresa Benedetti, curatrice della mostra, troppo spesso Degas viene ricordato solo come "il pittore delle ballerine". Egli invece fu un grande intellettuale, che si sforzò di tenere unite due realtà in antitesi tra loro come la classicità e la modernità. Degas, infatti, dopo aver studiato e copiato a lungo i maestri del passato - i grandi disegnatori, da Leonardo a Ingres, e i grandi coloristi, da Mantegna a Delacroix -, si buttò a capofitto nella rappresentazione della vita parigina dell'epoca (il teatro, il balletto, le corse di cavalli, il nudo femminile), immergendo i suoi soggetti in una luce fredda e artificiale che rende astratti i colori, incerti i contorni, fotografica e frammentaria l'inquadratura.
"Se le foglie non si agitassero come sarebbero tristi gli alberi, e noi pure", scriveva Degas. Egli esprimeva il sentimento della modernità come disagio esistenziale, attraverso forme incerte e mutevoli, come se la precarietà rappresentasse una possibile via di fuga. "Perché siamo troppo infelici", concludeva.
Uomo dal carattere irascibile e tormentato, artista continuamente teso verso un'irraggiungibile ideale di perfezione che lo spingeva a fare e rifare i propri soggetti, fu instancabile nello studio dei classici e nel disegno. Realizzava i suoi soggetti anche in bozzetti di cera per coglierne la terza dimensione. "Modellava la cera in forme classiche che poi manipolava, risvegliava, irrobustiva, torturava, deformava..., fino a creare i presupposti da cui nascerà la scultura moderna", spiega Maria Teresa Benedetti. Degas realizzò ed espose alla mostra impressionista del 1881 quella che è considerata l'icona stessa della scultura moderna: La ballerina di 14 anni. Per il resto, non volle mai fondere i suoi bozzetti che non mostrava in pubblico, perché rappresentavano per lui semplici studi. "è una responsabilità troppo grande lasciare dietro di sé qualcosa in bronzo", disse una volta.
Dopo la sua morte, 150 piccole sculture in cera vennero recuperate, selezionate e fuse in bronzo in tre serie. Una di queste, costituite da 73 piccole sculture provenienti dal Museo di San Paolo del Brasile, è uno dei punti forti della mostra: affascinanti bozzetti che rappresentano con grande libertà formale cavalli e fantini al galoppo, ballerine che si allacciano una spallina, fanno stretching o si massaggiano un ginocchio, e che sanno restituirci la freschezza e l'emozione con cui Degas manipolava la materia.
Dopo le sculture sono le incisioni, i disegni e i pastelli a rivelarci Degas come inedito sperimentatore di tecniche miste, come il monotipo su cuoio poi trattato a pastello.

La ricerca della luce lunare
Amava soprattutto i neri intensi, non solo nella grafica, ma anche nei ritratti fotografici che realizzava - così come i suoi quadri - rigorosamente a luce artificiale, rivelandoci un artista pioniere dell'istantanea piuttosto che del ritratto posato: si distinse infatti dai suoi amici impressionisti perché non amava la solarità della pittura en plein air. Preferiva dipingere in studio, cogliendo gli effetti della luce artificiale sui soggetti o, anche, quelli creati dalla luce incerta della luna. "Quell'impossibile luce della luna che egli voleva anche fotografare, ma sembrava sfuggirgli", scrisse il suo mercante d'arte Vollard.
Degas è attratto dalla frammentarietà della visione artificiale causata dall'intermittenza della luce elettrica, che riduce le figure a silhouette dai contorni impersonali e incerti, come vediamo nelle sue stiratrici. Cerca un ideale classico di bellezza là dove (e qui sta la sua modernità) sarà sembrato impossibile da trovare: nei gesti sgraziati e scomposti di donne che escono dalla vasca da bagno (ne aveva una nel suo studio), si pettinano, si grattano la schiena, si fanno asciugare da una domestica. Gesti quotidiani e banali di chi non si sente osservato, e che l'artista traduce in una materia pittorica preziosa, "alla Rubens". Omaggio di un classico alla modernità.