Donne

Mimep 2020

Introduzione

Da Eva a Maria

Il genio femminile ha segnato la storia del popolo ebraico con un carisma tutto particolare: quello della fedeltà al Dio unico, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nelle storie bibliche sono molte le figure femminili, più di quanto si possa immaginare, ognuna con il suo destino particolare legato a Dio e al servizio del popolo d’Israele. Ciascuna di queste donne, sia essa una regina o un’umile contadina, porta in sé l’impronta di una chiamata, di una missione da compiere. 40 storie di donne dell’Antico Testamento ci conducono per mano fino alla pienezza dei tempi, a quel “Sì” totale e decisivo che “la Donna” per eccellenza, Maria, ha pronunciato davanti all’angelo Gabriele. Un “Sì” che ha rivoluzionato la storia umana e portato, al di là dei confini del popolo ebraico, la salvezza al mondo intero.
La valorizzazione più alta della femminilità dunque si è compiuta in Maria, la madre di Gesù. Quale donna è stata più grande di lei? I Vangeli e le Lettere apostoliche ci presentano 16 profili femminili in cui vibra la Sapienza divina.

Ai due estremi si queste storie incontriamo Eva e Maria, il peccato e la Grazia. Da una donna è venuta la morte, da una Donna la salvezza. La fede e l’obbedienza a Dio sono il discrimine. Sara, moglie di Abramo, non crede alla possibilità di diventare madre secondo la parola di Dio ma la nascita di Isacco la spiazza e la lascia stupita. La curiosità tradisce la moglie di Lot trasformata in una statua di sale per essersi voltata a guardare Sodoma in fiamme.
Nell’Egitto, al tempo della schiavitù degli Ebrei, tre donne dolcissime appaiono sulla scena: Sefra e Prua salvano i maschi appena nati disobbedendo al Faraone mentre la figlia stessa del re d’Egitto salva Mosè bambino dalle acque del Nilo. Sono immagini femminili amorevoli, che appartengono a popoli diversi ma il cui istinto materno prevale sulle ragioni di Stato e di prudenza umana.

Per le tribù nomadi il pozzo rappresentavo il luogo per eccellenza degli incontri e dei contratti economici e anche matrimoniali. E lì che il servo di Isacco incontra Rebecca e la conduce sposa al suo padrone. L’immagine della fanciulla che si stacca dalla carovana e si ferma alla tenda di Isacco è piena di attrazione e insieme di pudore. Rebecca consolerà suo marito dalla perdita della madre Sara, e dando alla luce Giacobbe realizzerà la promessa fatta da Dio ad Abramo di concedergli un popolo più numerose delle stelle.
Ci sono in Israele donne fatali che attraverso la loro bellezza seducono il nemico e lo sconfiggono. Così Dalila taglia i capelli a Sansone e Giuditta uccide Oloferne nella sua tenda. Il confronto tra due sorelle, Rachele e Lia, si trasforma nel Vangelo nella gelosia di Marta verso Maria, le sorelle di Lazzaro. Marta si lamenta di Maria con Gesù: Signore, non vedi che mia sorella mi lascia sola a servire? Sempre nel Vangelo piccoli gesti compiuti da donne all’apparenza insignificanti diventano importanti per Gesù: l’obolo della vedova, le briciole della donna cananea, l’unguento e le lacrime versate ai suoi piedi, il suo dialogo memorabile con la samaritana e con l’adultera.

Nel Cantico dei Cantici, poema dell’amore tra Dio e l’umanità, il dialogo è affidato a una donna e all’uomo amato del suo cuore. La donna rappresenta la Chiesa e lo sposo Cristo. In mezzo tutti i sentimenti umani possibili, l’amore, la passione, la tenerezza, l’attrazione, la bellezza. Un mistico come san Giovanni della Croce ha riscritto questo poema in cui tutto ciò che è umano e tutto ciò che è divino, si incontrano e sublimano.