Sera al Giurati
(piccolo campo da rugby di periferia*)
La pentolaccia del cielo
Rovescia sullo stadio al tramonto
Un plumbeo blu mentre corona l’orizzonte
D’un languido violacciocca lasciato dal sole che se ne va
Sotto si accendono su giganteschi steli
I riflettori come fiori piantati in un campo da rugby
E lanciano i loro sprazzi di luce
Abbagliano il pubblico affacciato agli spalti
Il prato sotto quelle luci artificiali
Non è più prato ma un plastico di un verde insolito
L’anello della pista di terracotta incisa
In otto corsie disegnate a compasso
Gli atleti come biglie d’ogni taglia e colore
Genere e numero si allenano così
Nel cuore della sera – nel vespero amoroso
Che incombe e tutto è amore qui
In quelle lunghe gambe condensato di energia
Come in un tubetto di dentifricio
Negli allunghi nelle pause nello stretching
In questa luce che non va più via
E non ha niente a che vedere con il sole
Solo una luce più fioca solo una luce più forte e invadente
Natura d’uomini che preme veloce a cancellare le stelle.
*Fondato nel 1929 (95 anni fa) ci andavo con mio padre a vedere le partire di rugby e ora con i miei nipoti. Ieri era un elegante campo di periferia milanese oggi è pieno zeppo di palestre e di campi e campetti anche sopraelevati segno di un consumismo dilagante.