Blog - 11 marzo 2026
In ricordo di Curzia Ferrari
Un inedito di Curzia Ferrari sul libro di poesie “Abitare i giorni”
Per me questo testo rimasto nel cassetto della redazione Il Giornale di Brescia e mai pubblicato è come un biglietto d’addio da parte di una grande figura di poetessa e amica, Curzia Ferrari, che domenica scorsa ci ha lasciato. Era nata a Milano il 27 maggio 1929, scrittrice raffinatissima con una speciale predilezione per la grande letteratura russa e i temi dell’arte legati alla fede. Ha scritto storie di santi, da Rita da Cascia a Francesco d’Assisi e a Chiara, legandoli agli affreschi di Giotto e alla pittura di Bellini e indagando il mondo femminile della santità. L’ho conosciuta così, prima leggendo e recensendo i suoi libri e poi di persona al Premio di Poesia di Ponte di Legno. In seguito Curzia Ferrari ha recensito alcuni miei libri di poesia. Pubblico questo inedito che rivela la sua scrittura fiammeggiante e la sua vivacità intellettuale.
Grazie Curzia
Un’agenda per i nostri giorni disabitati
Giugno 2022 - Curzia Ferrari
Metti il freno, vai adagio, rifletti di fronte al tempo che ti spoglia non per caricarti d’altro ciarpame, ma per darti libertà di pensiero con le osservazioni, la gioia, la speranza , e tutto ciò di non friabile che dovrebbe nidificare nel calendario delle tue giornate. E’ questo l’invito che Alfredo Tradigo lancia attraverso la lettura del suo ultimo libro di poesie (“Abitare i giorni” Mimep-Docete, pag. 160), invito a un tu amicale che è il vasto noi di chiunque abbia orecchie per intendere. Tradigo è autore di cose alte, esperto di iconografia orientale, tenace sottolineatore del calendario cristiano con le sue antiche vicende e il dopo Cristo del Vangeli e dei santi. Scrive per essere ascoltato e seguito – un filo teso fra le sue mani e quelle del lettore a sgranarne i nodi – per considerare il senso e gli spazi di un andare destinato all’oltre. Il libro copre vent’anni di lavoro, di discernimenti. Con il suo stile, caratterizzato da una forte dimensione narrativa, Tradigo ci conduce via via nella dimora misteriosa e profonda delle cose, dove la ragione è chiamata al minimo, mentre intorno germoglia l’eccesso, tutto pare “di cartavetro” ed esige “guanti da manovale”. Le sezioni sono nove, legate da una parola non disattenta alla cronaca, pure nel suo miraggio, come ho accennato, di altura. “Abitare i giorni” è un’arte dello spirito giocata sul quotidiano: passano sul quadrante le Torri Gemelle, lo Tsunami, la Pandemia e gli scavi della Metropolitana milanese accanto a cose di famiglia e ricordi di personaggi come il poeta Caproni e il pittore Lucio Fontana. Tuttavia a colpirci è il grido pregante – implorante – per il ritorno del mondo a un Dio perduto, con l’aggiunta – e questo è voto ancor più peregrino – per un riavvicinamento alla poesia. Eppure se ne scrive così tanta! In un lampo spazio-temporale si scaraventano sui nostri schermi valanghe di parole spezzettate con pretesa di poiesis, e si finisce per allontanarsene. Mentre la sana e spesso raffinata fattura dei fogli che ci allunga con la sua mano il nostro Autore sono vive “nel cuor della pietra / come un seme di sangue aggrumato” e prendono a comunicare iniettando nelle nostre vene la Bellezza: rileggere le Scritture, guardare un giardino, palpitare con il guizzo d’una biscia, e “abbeverando / gli orologi del tempo” con l’orazione – sempre sottesa, ancorché poco nominata - trasformarci nella Samaritana al pozzo, il personaggio che nel cuore di Dio “raccoglie tutte – ma proprio tutte le stelle”. Ecco lo scopo di Tradigo, la sua ricetta per abitare i giorni.
Link: Libro "Abitare i giorni"