Informazioni

  • Categoria: Arte
  • Editore: San Paolo
  • Data: 2013
  • Acquisto online: San Paolo Store

Presentazione

«Questo patrimonio immenso di immagini ci raggiunge come un quinto vangelo "non scritto", vangelo silenzioso in cui protagonista è l'immagine e lo sguardo dell'Uomo della Croce. Lo guardiamo e ci accorgiamo di essere guardati da Lui: "Tu mi guardi dalla croce ogni giorno, o mio Signore"». (A. Tràdigo)

In oltre duemila anni di cristianesimo, pittori, scultori, orafi e incisori hanno contribuito con la loro arte e sensibilità religiosa a tenere viva nella memoria dei contemporanei l'immagine del crocifisso e della crocifissione. Tra le tante "prove d'autore" che il tempo ha conservato e i restauri hanno restituito al loro primitivo splendore abbiamo scelto oltre duecento opere, confrontandole e catalogandole poi dal punto di vista iconografico e teologico in quattro grandi suddivisioni tematiche:
Parte prima. La storia della croce
Un viaggio nel tempo alla scoperta di come l'immagine della croce si è sviluppata nel tempo: da simbolo di vittoria a strumento di dolore e di tortura,fino ai capolavori del Rinascimento in cui si rappresentava Cristo come "il più bello dei figli dell'uomo".
Parte seconda. L'umanità ai piedi del Golgota
Maria e Giovanni, il Cireneo, Veronica, i soldati, gli aguzzini, gli amici: un popolo intero partecipa all'evento unico e irripetibile della morte dell'Uomo della Croce. Un tema che ha ispirato i più grandi artisti dell'umanità, da Michelangelo a Chagall.
Parte terza. L'abbraccio della Croce
Intorno al corpo dell'Uomo della Croce si sono sviluppate iconografie particolari e originali, spesso poco note. Il corpo del Crocifisso diventa oggetto di meditazione eucaristica e di preghiera, fino ad ispirare sentimenti di devozione e di imitazione.
Parte quarta. Il simbolo della Croce
Bilancia di giustizia, albero della vita, torchio di legno, la Croce diventa simbolo capace di illustrare i contenuti della fede cristiana in tutte le epoche della nostra civiltà.

Ogni capitolo presenta i vari tipi iconografici secondo un andamento temporale, dal più antico al più recente. Un confronto verticale tra i vari capitoli consentirà poi di vedere come nel medesimo periodo coesistessero interpretazioni diverse dell'iconografia del Crocifisso.
Un'esperienza non solo estetica ma anche emotiva per il lettore che viene accompagnato a scoprire sempre nuovi significati nelle opere presentate. Ogni soggetto artistico è messo a confronto con testi di teologia, poesia e liturgia che ne aiutano la lettura.

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Presentazione con immagini (PDF)

Recensioni

INTRODUZIONE

S.E. Card. Gianfranco Ravasi

«Il volume di Tràdigo, che attraversa duemila anni di storia, lascia parlare l'arte e la spiritualità dei credenti dei vari tempi, mostrando come la Croce abbia plasmato non solo la fede cristiana ma l'intera cultura occidentale, con buona pace di coloro che oggi vorrebbero cancellare il Crocifisso.»


ARTITEOLOGIE.IT

Riletture / L'uomo della Croce

ARTITEOLOGIE.IT, Giugno 2021 - Vincenzo Guarracino

Ha scritto un grande teologo tedesco, Jürgen Moltmann, che “la Croce non è amata né può esserlo” ma che a dispetto di ciò “soltanto essa libera dal potere del danaro e da ogni ideologia”: solo dinanzi ad essa e grazie ad essa, “fondamento e critica della teologia cristiana”, la Chiesa e i suoi fedeli scommettono il senso della propria credibilità e ritrovano identità e conforto nei valori che essa significa per avventurarsi fortificati nelle asprezze della vita e della storia verso la Salvezza, verso la Luce.

Il Golgota come condizione della Pasqua, insomma. Hinc iter ad caelum, aveva sintetizzato già nel III sec. l’anonimo autore del poemetto De ligno Crucis, disegnando con tutto l’empito del suo fervore apologetico e dottrinario un paradigma essenziale: “si va da qui al cielo” attraverso i rami di “questa pianta che è vita” ed è cibandosi dei suoi frutti dal “sapore celeste” che le anime “ritornate dalla morte” sono pronte alla salita alla Gloria celeste.
Una “pianta che è vita”, la Croce. Di più, un Albero beato e fulgido, “lieto di un frutto fertile”, secondo il commosso Vexilla Regis di Venanzio Fortunato: il Segno di una sofferenza, umanissima e tragica, di un sacrificio, che per il credente è premessa (e promessa) di Nuova Vita, di Risurrezione, per tutti garanzia e speranza di salvezza. Un legno dal quale “è sospesa la salvezza del mondo”! Sintesi espressiva paradossale d’ogni sofferenza (umana e divina): amara, repellente, insopportabile, se lo stesso Cristo nell’agonia del Getsemani ha tentato di allontanarla da sé, ma condizione indispensabile, testimonianza d’amore.

Non può essere amata, certamente, evocando un fantasma di abiezione e morte, come dice Moltmann, ma è giusto questo che la rende necessaria e “rilevante” ai nostri occhi: perché è per suo tramite, nel segno cioè di supplizio-morte-risurrezione, che il Cristo, l’Uomo dei dolori, l’ha elevata a simbolo di contraddizione nella storia, prospettiva e speranza di Salvezza per i suoi seguaci ma per gli altri, insopportabile antinomia, “la cosa più disgustosa che esista sotto il sole”, secondo il poeta tedesco Goethe.
Davvero, dunque, per Crucem ad lucem, necessario itinerario salvifico e devozionale per il credente, come insegna l’antico adagio della spiritualità medioevale.
È questo che ci viene ricordato anche dal Cardinale Gianfranco Ravasi in conclusione dell’ampio saggio introduttivo alla straordinaria ricerca, iconografiche e letteraria, intorno all’Uomo della Croce, costruita da Alfredo Tradigo con rara competenza di studioso e sensibilità di poeta (da ricordare almeno una sua recente raccolta poetica L’orto dei semplici, Ares, Milano 2013) in un libro che per 500 pagine di rara bellezza è, oltre che un gioiello di impegno editoriale (quale solo pochi oggi sanno fare), “una sorta di pellegrinaggio artistico e spirituale” all’interno della cultura non soltanto artistica dell’Occidente.

Una “storia per immagini” (ma anche di parole), dunque, imperniata intorno a un simbolo, che in oltre duemila anni, pittori, scultori, orafi e incisori hanno contribuito, fino ad oggi, a tenere vivo nella memoria dei loro contemporanei: con la lingua dell’arte e della sensibilità religiosa interpretando e disegnando un itinerarium in cui è possibile riconoscere come la Croce abbia plasmato non solo la fede cristiana ma la storia stessa dell’Occidente.
Diviso in quattro parti, il volume, realizzato nel 2013 dalle Edizioni San Paolo, ripercorre, in parallelo tra teologia, liturgia e poesia (antica e moderna), la storia dell’iconografia del crocifisso, il suo valore metaforico e morale per “il popolo del Golgota” (“Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me”, Mt 10,38), il rapporto mistico del Cristo crocifisso con gli uomini (“Padre, lascio il Tuo sguardo // Scelgo gli occhi degli uomini, colmi di una luce di grano”, dice K.Wojtyla), il simbolismo infine della croce (“bilancia di giustizia”, “albero della vita”, “torchio mistico”), stimolando nel lettore una forte partecipazione anche emotiva, data dalla ricchezza e bellezza delle immagini, oltre che dalla fine e partecipe puntualità dei commenti.

Una festa degli occhi e del cuore, davvero, un libro di cui godere, su cui meditare, attraverso un fiume di immagini e di suggestioni letterarie e pittoriche, tra le quali è difficile trascegliere e segnalare. Ne basti una per tutte, pittorica: come non restare lì, sospesi e sorpresi, come fa lo stesso Tradigo, dinanzi al giallo luminoso, alla “splendida luce di risurrezione” che irraggia dalla Deposizione dipinta da un ebreo, da Chagall, che ci lascia intuire il grande fascino esercitato da quest’Uomo del Sacrificio sulla sensibilità e l’intelligenza anche dei non credenti?


TRACCE.IT

Il "quinto Vangelo" non scritto

TRACCE.IT, 26 febbraio 2015 - Francesca Capitelli

"L'uomo della croce" di Alfredo Tradigo. «Il Christus triumphans e il Christus patiens sono il filo dorato e il filo rosso che a partire dall’anno Mille si intrecciano sempre di più caratterizzando l’immagine del crocefisso da lì in poi». Alfredo Tradigo ha passato gli ultimi anni a studiare e catalogare le raffigurazioni della Croce nella storia dell’arte, raccogliendo nel volume L’Uomo della Croce - Una storia per immagini più di duecento immagini.
Con monsignor Francesco Braschi, dottore della Biblioteca Ambrosiana, e il professor Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano e storico dell’arte all’Università Cattolica, Tradigo, che è giornalista, scrittore e studioso d’iconografia cristiana, ha presentato il suo libro martedì 24 febbraio, nella cornice della chiesa del Santo Sepolcro della Biblioteca Ambrosiana, promotrice dell’evento. Una tavola rotonda raccolta attorno alla figura del “sacro legno”. E se monsignor Braschi ha presentato il Crocefisso nel pensiero originario dei padri della Chiesa, Biscottini ha parlato della sua immagine nella cultura occidentale. All’autore, invece, il compito di presentare in oltre quaranta schede alcune delle duecento immagini che collegano i primi cristiani a Michelangelo, o Rembrandt ai crocefissi di Dalì e alle lame di luce di William Congdon. «Duemila anni di storia che hanno avuto come punto di riferimento quel simbolo». «Nei primi secoli, era considerato oltraggioso raffigurare il corpo di Cristo crocifisso», dice Tradigo. «La croce veniva divisa dalla figura di Gesù, e diventava il bastone del “Buon Pastore” o il vessillo vittorioso del “Cristo Milite”, come nei mosaici di Galla Placidia a Ravenna. È solo a partire dal V secolo che, a Roma, nella formella di Santa Sabina - ora conservata a Londra - vediamo per la prima volta il corpo di Cristo appeso sulla croce». Una rappresentazione che si evolve nei secoli. Così per esempio, dal Christus triumphans della tradizione bizantina, ieratico e solenne, con gli occhi spalancati e vittoriosi sulla morte, si arriva al Christus patiens, che trova il suo apice in Giotto. «Il cambiamento nel tempo dell’immagine della Croce è dovuto al continuo adattamento dell’arte alla realtà contingente che si trova di fronte. Per capirsi, san Francesco, san Bernardo e san Domenico hanno ridato dignità alla sofferenza, alla contemplazione e tutti questi aspetti sono entrati nell’opera degli artisti a loro contemporanei». Ogni dipinto, ogni icona, ogni rappresentazione della Croce è un’istantanea del modo in cui la fede veniva vissuta. «I grandi crocefissi toscani del XIII e XIV secolo lasciano trasparire un senso di tristezza e nostalgia, e di dolore e sofferenza con quei volti scavati e sanguinanti che mirano al cuore del fedele». Così la Croce diventa anche l’albero della Vita, dove Gesù vi si contorce sopra, un uomo che prova dolore e piange, ma che rappresenta il più grande mistero nella Storia: il Dio fatto carne. Un libro, quello di Tradigo, diviso in quattro parti: accanto alla storia della Croce e della sua iconografia, si affaccia l’umanità ai suoi piedi. Dalla Maddalena ai Santi, dai committenti agli artisti che secolo dopo secolo hanno voluto porre la loro figura sotto quella Gesù. «Anche Chagall si trova sotto il crocefisso, con la tavolozza dei colori in mano. Era di origine ebraica e la sua arte suscitò un grande scandalo, perché, in un secolo privato del rapporto personale con Dio, dove il dolore è solo dolore senza resurrezione, aveva visto in Cristo una speranza per il popolo ebraico», spiega ancora Tradigo. «La croce è come un termometro della Storia: calandola nei secoli si può ricostruire tutta la vicenda del popolo cristiano. È un quinto vangelo “non scritto”». Un pellegrinaggio nel tempo e nell’arte, in cui i protagonisti sono l’immagine e lo sguardo di quell’Uomo.


IL NUOVO GIORNALE

L'Uomo della Croce

IL NUOVO GIORNALE, 18 aprile 2014 - di Andrea Nempi

"L'uomo della croce" di Alfredo Tradigo. «Il Christus triumphans e il Christus patiens sono il filo dorato e il filo rosso che a partire dall’anno Mille si intrecciano sempre di più caratterizzando l’immagine del crocefisso da lì in poi». Alfredo Tradigo ha passato gli ultimi anni a studiare e catalogare le raffigurazioni della Croce nella storia dell’arte, raccogliendo nel volume L’Uomo della Croce - Una storia per immagini più di duecento immagini.
Con monsignor Francesco Braschi, dottore della Biblioteca Ambrosiana, e il professor Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano di Milano e storico dell’arte all’Università Cattolica, Tradigo, che è giornalista, scrittore e studioso d’iconografia cristiana, ha presentato il suo libro martedì 24 febbraio, nella cornice della chiesa del Santo Sepolcro della Biblioteca Ambrosiana, promotrice dell’evento. Una tavola rotonda raccolta attorno alla figura del “sacro legno”. E se monsignor Braschi ha presentato il Crocefisso nel pensiero originario dei padri della Chiesa, Biscottini ha parlato della sua immagine nella cultura occidentale. All’autore, invece, il compito di presentare in oltre quaranta schede alcune delle duecento immagini che collegano i primi cristiani a Michelangelo, o Rembrandt ai crocefissi di Dalì e alle lame di luce di William Congdon. «Duemila anni di storia che hanno avuto come punto di riferimento quel simbolo». «Nei primi secoli, era considerato oltraggioso raffigurare il corpo di Cristo crocifisso», dice Tradigo. «La croce veniva divisa dalla figura di Gesù, e diventava il bastone del “Buon Pastore” o il vessillo vittorioso del “Cristo Milite”, come nei mosaici di Galla Placidia a Ravenna. È solo a partire dal V secolo che, a Roma, nella formella di Santa Sabina - ora conservata a Londra - vediamo per la prima volta il corpo di Cristo appeso sulla croce». Una rappresentazione che si evolve nei secoli. Così per esempio, dal Christus triumphans della tradizione bizantina, ieratico e solenne, con gli occhi spalancati e vittoriosi sulla morte, si arriva al Christus patiens, che trova il suo apice in Giotto. «Il cambiamento nel tempo dell’immagine della Croce è dovuto al continuo adattamento dell’arte alla realtà contingente che si trova di fronte. Per capirsi, san Francesco, san Bernardo e san Domenico hanno ridato dignità alla sofferenza, alla contemplazione e tutti questi aspetti sono entrati nell’opera degli artisti a loro contemporanei». Ogni dipinto, ogni icona, ogni rappresentazione della Croce è un’istantanea del modo in cui la fede veniva vissuta. «I grandi crocefissi toscani del XIII e XIV secolo lasciano trasparire un senso di tristezza e nostalgia, e di dolore e sofferenza con quei volti scavati e sanguinanti che mirano al cuore del fedele». Così la Croce diventa anche l’albero della Vita, dove Gesù vi si contorce sopra, un uomo che prova dolore e piange, ma che rappresenta il più grande mistero nella Storia: il Dio fatto carne. Un libro, quello di Tradigo, diviso in quattro parti: accanto alla storia della Croce e della sua iconografia, si affaccia l’umanità ai suoi piedi. Dalla Maddalena ai Santi, dai committenti agli artisti che secolo dopo secolo hanno voluto porre la loro figura sotto quella Gesù. «Anche Chagall si trova sotto il crocefisso, con la tavolozza dei colori in mano. Era di origine ebraica e la sua arte suscitò un grande scandalo, perché, in un secolo privato del rapporto personale con Dio, dove il dolore è solo dolore senza resurrezione, aveva visto in Cristo una speranza per il popolo ebraico», spiega ancora Tradigo. «La croce è come un termometro della Storia: calandola nei secoli si può ricostruire tutta la vicenda del popolo cristiano. È un quinto vangelo “non scritto”». Un pellegrinaggio nel tempo e nell’arte, in cui i protagonisti sono l’immagine e lo sguardo di quell’Uomo.


STUDI CATTOLICI

L'Uomo della Croce

STUDI CATTOLICI, febbraio 2014 - Michele Dolz

La capsella reliquiario giace nel deposito del British Museum. Viene raramente esposta, ma quale emozione vederla! Sì, perché contiene la più antica immagine della crocifissione. È una scatoletta di avorio, ogni lato misura solo 9,8 x 7,5 centimetri ed è intagliato a volume quasi pieno. Tutta dedicata al mistero della salvezza, gli altri pannelli raffigurano Gesù con la croce sulle spalle, il sepolcro vuoto e i dubbi di Tommaso. La datazione ufficiale è 420-430 e probabilmente è stata realizzata a Roma, in continuità con la tradizione classica delle tavolette in avorio. Con la tecnica della contemporaneità narrativa, qui vediamo il Cristo crocifisso, la Madonna e san Giovanni ai piedi della croce, Longino che scocca il colpo di lancia e, nel lato sinistro, Giuda impiccato, rappresentato con vivo realismo, la borsa delle monete caduta a terra. Di poco successiva è la formella di Santa Sabina, in Roma: un riquadro delle porte lignee, miracolosamente conservate fin dai tempi di papa Celestino I (422-432) e Sisto III (432-440). Rappresenta Cristo crocifisso in mezzo ai ladroni, in forma più schematica e riassuntiva ma con evidenti somiglianze nella figura del crocifisso.
Nulla di più interessante nella storia dell’arte cristiana di seguire il percorso della crocifissione. Ed è quel che fa Alfredo Tradigo nel prezioso libro L’uomo della croce. Una storia per immagini (San Paolo, Cinisello Balsamo 2013, pp. 512, euro 149). La sola collezione di fotografie stampate splendidamente vale già il libro. Ma l’autore le correda di commenti storici, biblici e brani di Padri della Chiesa o di scrittori antichi. Tradigo non è uno storico dell’arte e non vuole presentarsi come tale, ma l’opera tradisce una notevole cultura nel settore, oltre all’acume del giornalista e alla sensibilità del poeta.
Ho scritto anch’io una storia delle raffigurazioni della crocifissione, e mi sembra che in ogni epoca storica il modo di presentare Cristo in croce rifletta il pensiero teologico e spirituale del momento. All’inizio doveva risultare una scena troppo violenta, quando la crocifissione, il più terribile e infamante dei supplizi, veniva ancora praticata. Si è dovuto aspettare fino al V secolo per vedere le prime immagini, che avevano un connotato narrativo, come a evidenziare la verità, la storicità del sacrificio di Cristo. Nell’VIII secolo compare un modello iconografico che, agli elementi della narrazione aggiunge l’elaborazione teologica sul Cristo Sacerdote: il crocifisso appare vivo e sereno, con la tunica o colobium e le braccia orizzontalmente aperte in un abbraccio o benedizione. È quello conservato, per esempio, in Santa Maria Antiqua, nei Fori Romani. I grandi, ieratici crocifissi romanici, derivazione del precedente modello, mostrano un Cristo regale e potente proprio perché in croce. Superbi quelli catalani. Le effusioni spirituali di Bernardo e più ancora il francescanesimo proporranno un crocifisso sofferente, che mira a toccare il cuore del fedele. Qui la vetta è Giotto. Il rinascimento raffredda l’immagine, benché penso che non si possa parlare di un’estetica unitaria nel periodo. Poi, nel barocco, si tornerà a una spiritualità del sentimento, del rapimento mistico, della visione. Il crocifisso dell’Algardi rimase modello di riferimento fino a tutto il XIX secolo. Lodevolmente Tradigo si azzarda anche nel campo delle persone presenti intorno al crocifisso, siano i personaggi evangelici siano i santi che adorano l’immagine. Un campo ancora poco esplorato.


PROVINCIA DI VARESE

L'Uomo della Croce

Avvenire dicembre 2013 / Giornale del Popolo di Lugano 4 gennaio 2014 / Provincia di Varese, 01 maggio 2014 - Vincenzo Guarracino

Ha scritto il grande teologo tedesco, Jürgen Moltmann che “la Croce non è amata né può esserlo” ma che a dispetto di ciò “soltanto essa libera dal potere del danaro e da ogni ideologia”: solo dinanzi ad essa e grazie ad essa, “fondamento e critica della teologia cristiana”, la Chiesa e i suoi fedeli scommettono il senso della propria credibilità di fronte a se stessi e di fronte al mondo e ritrovano identità e conforto nei valori che essa significa per avventurarsi fortificati nelle asprezze della vita e della storia verso la Salvezza, verso la Luce. Il Golgota come condizione della Pasqua, insomma. Hinc iter ad caelum, aveva sintetizzato già nel III sec. l’anonimo del poemetto De ligno Crucis disegnando con tutto l’empito del suo fervore apologetico e dottrinario un paradigma essenziale: “si va da qui al cielo” attraverso i rami di “questa pianta che è vita” ed è cibandosi dei suoi frutti dal “sapore celeste” che le anime “ritornate dalla morte” sono pronte alla salita alla Gloria celeste.
Una “pianta che è vita”, la Croce; di più, un Albero beato, “lieto di un frutto fertile”, secondo il Vexilla Regis di Venanzio Fortunato: il Segno di una sofferenza, umanissima e tragica, di un sacrificio, che per il credente è premessa (e promessa) di Nuova Vita, di Risurrezione. Non può essere amata, certamente, evocando un fantasma di abiezione e morte, come dice Moltmann, ma è giusto questo che la rende necessaria e “rilevante” ai nostri occhi: perché è per suo tramite, nel segno cioè di supplizio-morte-risurrezione, che il Cristo, l’Uomo dei dolori, l’ha elevata a simbolo di contraddizione nella storia, prospettiva e speranza di Salvezza per i suoi seguaci ma per gli altri “la cosa più disgustosa che esista sotto il sole”, secondo Goethe.
Davvero, per Crucem ad lucem, necessario itinerario salvifico e devozionale per il credente, come insegna l’antico adagio della spiritualità medioevale ricordato dal Cardinale Gianfranco Ravasi in conclusione del suo saggio introduttivo alla straordinaria ricerca intorno all’Uomo della Croce, costruita da Alfredo Tradigo con competenza di studioso e sensibilità di poeta in un libro che per 500 pagine di rara bellezza è, oltre che un gioiello di impegno editoriale, “una sorta di pellegrinaggio artistico e spirituale” all’interno della cultura non soltanto artistica dell’Occidente.
Una “storia per immagini”, dunque, imperniata intorno a un simbolo, che in oltre duemila anni, pittori, scultori, orafi e incisori hanno contribuito a tenere vivo nella memoria dei loro contemporanei: con la lingua dell’arte e della sensibilità religiosa interpretando e disegnando un itinerarium in cui è possibile riconoscere come la Croce abbia plasmato non solo la fede cristiana ma la storia stessa dell’Occidente.
Diviso in quattro parti, il volume ripercorre, in parallelo tra teologia, liturgia e poesia (antica e moderna), la storia dell'iconografia del crocifisso, il suo valore metaforico e morale per “il popolo del Golgota” (“Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me”, Mt 10,38), il rapporto mistico del Cristo crocifisso con gli uomini (“Padre, lascio il Tuo sguardo // Scelgo gli occhi degli uomini, colmi di una luce di grano”, dice K.Wojtyla), il simbolismo infine della croce (“bilancia di giustizia”, “albero della vita”, “torchio mistico”), stimolando nel lettore una forte partecipazione anche emotiva, data dalla ricchezza e bellezza delle immagini, oltre che dalla puntualità dei commenti.
Un libro di cui godere, su cui meditare, attraverso il suo fiume di immagini. Una per tutte: come non restare lì, sospesi e sorpresi, come fa Tradigo, dinanzi al giallo luminoso, alla “splendida luce di risurrezione” che irraggia dalla Deposizione dipinta da un ebreo, da Chagall?


GIORNALE DI BRESCIA

La Croce, una storia per immagini

GIORNALE DI BRESCIA, novembre 2013 - Curzia Ferrari

La Croce – dal buio alla luce. La Croce di Cristo, narrazione che dura da due millenni – scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, salvezza per chi crede – croce con un uomo insanguinato, anzi l’Uomo per eccellenza, croce adorata, oscurata, gettata, confutata, trionfante, sempre al centro della Storia, rapporto tra il visibile e l’invisibile, soggetto dell’arte universale. L’esperto di iconografia cristiana e spiritualità, Alfredo Tradigo, firma i commenti a un colossale e splendido libro edito da San Paolo ( “L’Uomo della croce, una storia per immagini” pag.512), e Gianfranco Ravasi, da par suo, ci mette una dettagliata introduzione. Parlarne? Da dove cominciare? Da qualsiasi parte, l’emozione è sempre grande – e la parola sempre è l’eternità. Ravasi ci immette nella cultura dell’Occidente e nella speranza che il compito originario della Croce abbia ancora un avvenire nell’aiuola feroce di questo mondo e lo trasformi in un giardino fiorito. L’amore per la pace non è soltanto il rovescio e la maschera di quell’infantile consumismo che allontana dal meditare – è altro. E allora, accompagnati dall’autore, guardiamo le immagini di questo lungo percorso, e sono certa che un tale viaggio valga per tutti, i semplici e i sofisticati, gli emozionabili e i distanti – poiché gli spazi percorribili sono immensi, e non importa se infine convergeranno in un unico spazio: sarebbe troppo facile, vorrebbe dire che da tanto libro non sorge alcun problema. Le stazioni sono quattro e riguardano la storia del Crocefisso, l’umanità ai piedi della croce, l’abbraccio della croce e il simbolo della croce. Avere modelli è stato necessario subito. Ancor prima di Costantino nascono i graffiti a lettera T, v’è sopra un uomo con la testa d’asino e un certo Alessameno in adorazione. Poi l’evoluzione rapida, i mosaici di Galla Placidia a Ravenna, la Croce di San Giustino e quella di re Desiderio in Santa Giulia a Brescia, la tradizione del Volto Santo di Lucca con la sua figliolanza di immagini, ed ecco il sovrano delle grandi cattedrali europee, ligneo, plastico, severo che ispira a Charles Péguy cinque intense preghiere – per cedere immediatamente alla tenerezza dell’agnello sacrificale che ci vuole ab-soluti, sciolti da ogni male. I nomi si susseguono, la storia delle civiltà cammina, San Bonaventura rifonde energia al concetto dell’Albero della Vita, l’arte impara nuovi trucchi e di continuo sperimenta nell’aldiquà le ipotesi dell’aldilà. Incontriamo i santi famosi, i mistici, gli stigmatizzati – da Francesco a Caterina da Siena a Giuseppe da Copertino che si libra in un improbabile volo. La raccolta delle opere, magistralmente riprodotte, più che una catena è un’ascia che dissocia, ci trasporta in libertà da Michelangelo al tranquillo Moretto, da Rembrandt all’action painting di William Congdon dove l’uomo dei dolori è una lama di luce – e questo va considerato come uno dei molti valori del volume. Valori artistici differenziali per un’unica fede. Tradigo, in garbata competenza, ha sottolineato i propri commenti con i versi di alcuni poeti: un completamento dovuto all’immagine.


LUOGHI DELL'INFINITO

Quando la Croce diventa arte

LUOGHI DELL'INFINITO, 2013